DIRITTO PENALE - Violazione degli obblighi di assistenza familiare e valore delle dichiarazioni della parte offesa (Cp articolo 570)
Quando la persona offesa rappresenta il principale (se non il solo) testimone che abbia avuto la percezione diretta del fatto da provare e sia, quindi, sostanzialmente l’unico soggetto processuale in grado di introdurre tale elemento valutativo nel processo, affinché la sua deposizione possa essere posta a fondamento del giudizio di colpevolezza dell’imputato, occorre sottoporla ad una puntuale analisi critica, mediante la comparazione con il rimanente materiale probatorio acquisito (laddove ciò sia possibile) utilizzabile per corroborare la sua dichiarazione, ovvero, laddove una verifica “ab estrinseco” non sia possibile, attraverso un esame attento e penetrante della testimonianza, condotto con rigore e spirito critico, che investa l’attendibilità della dichiarazione e la credibilità soggettiva di chi l’abbia resa e che, tuttavia, non sia improntato da preconcetta sfiducia nei confronti del teste, dovendosi comunque partire dal presupposto che, fino a prova contraria, il teste, sia esso persona offesa sia esso parte civile, riferisca fatti veri, o da lui ritenuti tali.
Nel caso di specie, le dichiarazioni della donna, a tratti contraddittorie e fortemente influenzate dalla forte conflittualità esistente fra la stessa e l’imputato, risultavano soltanto in parte riscontrate. E’ emerso, infatti il rapporto di forte antagonismo fra le parti in causa, caratterizzato da un lato dalle accuse mosse dalla ex compagna e non riscontrate di abbandono dei figli da parte dell’uomo, e, dall’altro, dal comportamento ostruzionistico ed ostativo che, secondo l’ imputato, la persona offesa avrebbe assunto unitamente al padre dal momento in cui lo avrebbero “messo fuori casa, non consentendogli di prendere neanche gli effetti personali”.
Tribunale Nola, penale, sentenza 30 maggio 2025 n. 905 – Giudice Ardolino
25-07-2025 16:54
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