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Sentenza

Daspo urbano, l’obbligo di presentazione in questura all’esame del giudice della convalida.
Daspo urbano, l’obbligo di presentazione in questura all’esame del giudice della convalida.
In caso il cosiddetto “Daspo urbano” imponga in determinati giorni e orari l’obbligo di comparire presso il comando di Polizia tale obbligo è nullo se non ne vengono illustrate le motivazioni. E sbaglia il pubblico ministero che impugni l’annullamento della prescrizione - non giustificata espressamente per la sussistenza di un pericolo e urgenza - affermando che le limitazioni personali, imposte dal questore per motivi di sicurezza, non sono sindacabili dal giudice della convalida.

Al contrario, come afferma la Cassazione penale con la sentenza n. 23723/2025, non è legittima alcuna misura privativa della libertà personale senza che sia sorretta da adeguata e valida motivazione. Ciò nel rispetto del diritto costituzionale affermato dal secondo comma dell’articolo 13 della Carta e da cui deriva - al contrario dell’asserita insindacabilità delle prescrizioni di Polizia - il doveroso e pieno controllo da parte del giudice sulla legittimità della misura privativa adottata.

Si tratta di verifica che secondo la Suprema Corte costituisce uno specifico obbligo del giudice, non rientrando l’ipotesi di limitare la libertà personale nelle prerogative, “meno che meno insindacabili”, dell’autorità amministrativa e di polizia, che di fatto anticipa tali limitazioni che mantengono validità solo a seguito di pieno giudizio sul merito di esse.

Infatti, solo l’atto motivato dell’autorità giudiziaria è provvedimento idoneo a incidere definitivamente sulla posizione soggettiva della persona, mentre quello dell’autorità di polizia non può che avere effetti anticipatori e preparatori, derivanti dalla ritenuta urgenza di provvedere alla provvisoria limitazione della libertà personale.

Per cui la validità dell’obbligo di comparire dipende dall’indicazione - rispetto al frangente temporale in cui va adempiuto - delle ragioni per cui dovrebbe ritenersi accresciuto il pericolo. Proprio come accade nel “Daspo sportivo” dove l’obbligo è collegato allo svolgimento di eventi pubblici dove si possono manifestare condotte violente.
Avv. Antonino Sugamele

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