Sentenza

Cassazione Penale Sent. Sez. 1 Num. 12958 Anno 2023
Presidente: SIANI VINCENZO
Relatore: SANTALUCIA GIUSEPPE
Data Udienza: 17/02/2023
SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
P.F.P. nato a E. il .....
O.G. nato a E. il 
....avverso la sentenza del 16/02/2022 della CORTE APPELLO di PALERMO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE SANTALUCIA;
letta la requisitoria scritta, proposta ai sensi della disciplina emergenziale, del Pubblico
Ministero,
in persona del Sostituto Procuratore OLGA MIGNOLO, che ha concluso chiedendo
la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi
Ritenuto in fatto
1. La Corte di appello ha confermato la sentenza con cui il Tribunale di
Trapani ha Condannato G.O. alla pena di anni due e mesi uno di
reclusione per i reati: di resistenza a pubblico ufficiale, per essersi 'opposto, in
concorso con F.P.P., ai carabinieri di Buseto Palizzolo, in servizio
di pattuglia, che stavano procedendo al loro controllo (capo B); e di violazione
degli obblighi di sorveglianza speciale, per essersi accompagnato ad altro
sorvegliato speciale, fatti entrambi commessi in Buseto Palizzolo il 20 ottobre
2017.
Ha altresì condannato F.P.P. alla pena di anni due e mesi
sei di reclusione per i reati: di resistenza a pubblico ufficiale, in concorso con
G.O. e di cui si è appena detto (capo B); di false dichiarazioni ai
carabinieri della Stazione di Buseto Palizzolo, che procedevano al controllo delle
generalità, dichiarando di chiamarsi M.C. (capo C); e di violazione
degli obblighi di sorveglianza speciale, per essersi accompagnato ad altro
sorvegliato speciale, fatti entrambi commessi in Buseto Palizzolo il 20 ottobre
2017.
2. La Corte di appello ha affermato la piena affidabilità delle deposizioni
rese nel corso del giudizio di primo grado dai militari dell'Arma dei Carabinieri che
hanno concordemente riferito sulle modalità di svolgimento della vicenda,
specificamente sulle modalità e l'esito del controllo di polizia, sul tentativo dei due
imputati si sottrarsi al controllo dandosi alla fuga, per poi essere inseguiti e
raggiunti. A quel punto, ha precisato la Corte di appello, i due inscenarono una lite
dandosi calci e pugni, e, una volta che i carabinieri provarono a separarli, si
divincolarono dalla loro presa, montando rapidamente su un motociclo per poi
darsi alla fuga.
3. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso gli imputati.
3.1. Il difensore di G.O.  ha articolato più motivi.
3.1.1. Con il primo motivo ha dedotto difetto di motivazione in ordine
all'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 337 cod. pen. (capo B).
G.O., diversamente da quanto scritto in sentenza, non ha ostacolato
lo svolgimento di atti di ufficio, ha esibito il documento di riconoscimento senza
alcuna reticenza e senza frapporre ostacoli.
3.1.2. Con il secondo motivo ha dedotto difetto di motivazione in relazione
all'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 75, comma 2, d. Igs. n.
159 del 2011. Non vi è prova certa di chi fosse il soggetto presente insieme ad
O., non vi è prova di una frequentazione assidua tra i due, ammesso che il
soggetto identificato fosse davvero F.P.P. o comunque una
persona pregiudicata.
3.1.3. Con il terzo motivo ha dedotto vizio di violazione di legge e difetto di
motivazione in punto di diniego delle attenuanti generiche e di applicazione della
recidiva.
3.2. Il difensore di F.P.P. ha dedotto difetto di motivazione
in ordine all'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 496 cod. pen.
(capo C). La sentenza ha fatto esclusivo riferimento alle dichiarazioni dei militari
dell'Arma dei Carabinieri, testi del pubblico ministero, e non ha indicato gli
elementi sulla base dei quali si è formato il convincimento del giudice. Ha in più
estromesso risultanze positive per il ricorrente senza alcuna valutazione critica.
4. Il Procuratore generale, intervenuto con requisitoria scritta, ha chiesto
la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi.
Considerato in diritto
1. I ricorsi sono inammissibili per le ragioni di seguito esposte.
2. Il primo motivo del ricorso di G.O. è manifestamente
infondato. La Corte di appello ha dato atto che gli imputati, raggiunti dai militari
dell'Arma dei Carabinieri che intendevano controllare i documenti e procedere alla
loro compiuta identificazione, inscenarono una lite, si divincolarono dalla presa dei
militari e fuggirono via. La condotta, sì come descritta sulla base delle concorrenti
dichiarazioni dei militari procedenti alle attività di controllo, configura il reato
contestato, secondo il principio di diritto per il quale "integra il reato di resistenza
a pubblico ufficiale lo strattonare o il divincolarsi posti in essere da un soggetto
onde impedire il proprio arresto, ogni qualvolta quest'ultimo non si limiti a una
mera opposizione passiva al compimento dell'atto del pubblico ufficiale, ma
impieghi la forza per neutralizzarne l'azione e sottrarsi alla presa, nel tentativo di
guadagnare la fuga" - Sez. 1, n. 29614 del 31/03/2022, Rv. 283376 -.
2.1. Il secondo motivo del medesimo ricorso è pur esso manifestamente
infondato. La Corte di appello ha ricordato, secondo quanto già fatto dal giudice di
primo grado, che il decreto applicativo della misura di prevenzione della
sorveglianza speciale fa obbligo all'interessato di non frequentare e di non
intrattenersi "anche solo occasionalmente" con soggetti pregiudicati. Ha quindi
correttamente affermato che per l'integrazione del reato non occorre nel caso in
esame la prova dell'abitualità dei contatti, conformemente al principio di diritto
all'art. 8 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 - che consentono di adattare le esigenze
di difesa sociale proprie della misura di prevenzione al caso concreto - hanno
efficacia integrativa del precetto relativo ai reati di cui all'art. 75, commi 1 e 2, del
medesimo decreto, con la conseguenza che anche la loro violazione integra detti
reati" - Sez. 1, n. 12889 del 26/02/2018, Rv. 272612 -.
2.2. Il terzo motivo, ancore dello stesso ricorso, è manifestamente
infondato. La Corte di appello ha adeguatamente motivato in ordine al diniego
delle attenuanti generiche e dell'applicazione della recidiva facendo riferimento ai
numerosi e gravi precedenti penali e all'assenza di qualsivoglia elemento che
impedisca di cogliere nella reiterazione criminosa i segni di una più intensa
capacità a delinquere.
3. Il ricorso di F.P.P. è manifestamente infondato. La Corte
di appello ha spiegato che i militari procedenti, non avendo potuto effettuare il
controllo e la compiuta identificazione dell'imputato perché questi fuggì, operarono
una individuazione fotografica e lo riconobbero nel soggetto che prima aveva detto
chiamarsi M.C.. Ha quindi argomentato in modo logico e adeguato
in merito alle ragioni che rendono affidabile una siffatta conclusione, che
inequivocamente dà sostanza probatoria all'imputazione ascritta.
4. Alla dichiarazione di inammissibilità segue la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila ciascuno in
favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso, il 17 febbraio 2023
Il presidente
Avv. Antonino Sugamele

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