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Sentenza

Delitto di estorsione - Configurabilità della desistenza volontaria.
Delitto di estorsione - Configurabilità della desistenza volontaria.
Cassazione penale SECONDA SEZIONE

2 LUGLIO 2021, N. 25414


Nei reati di danno a forma libera, la desistenza può aver luogo solo nella fase del tentativo incompiuto e non è configurabile una volta che siano posti in essere gli atti da cui origina il meccanismo causale, capace di produrre l'evento, rispetto ai quali può, al più, operare la diminuente per il cd. recesso attivo, qualora il soggetto tenga una condotta attiva che valga a scongiurare l'evento. Ne consegue che, nel caso di esecuzione monosoggettiva del reato, in tanto può sussistere la desistenza, in quanto l'agente abbandoni l'azione criminosa prima che questa sia completamente realizzata. Nel caso di specie, non vi è alcun dubbio sul fatto che la condotta posta in essere dall'imputato, consistita nel chiedere con minaccia una somma di denaro e, dunque, nel compimento di atti idonei a produrre l'evento, configura, di per sé, un'ipotesi di tentativo punibile del reato di danno (estorsione), sicché è del tutto improprio invocare la desistenza ex art. 56, comma 3, c.p.

Conforme tra le altre, Seconda Sezione, n. 24551/15, CED 264226.
Avv. Antonino Sugamele

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