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Sentenza

Impossessamento di reperti archeologici: 5 monete risalenti al II Secolo a.c., un orecchino in bronzo, un bracciale, una spilla, un peso da telaio in terracotta del IV secolo a.c.
Impossessamento di reperti archeologici: 5 monete risalenti al II Secolo a.c., un orecchino in bronzo, un bracciale, una spilla, un peso da telaio in terracotta del IV secolo a.c.
Impossessarsi, attraverso scavi clandestini, di reperti archeologici anche se di modesto valore non può mai integrare una causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Si tratta infatti di un "vero e proprio saccheggio di un patrimonio della collettività" che dunque va punito ai sensi del Codice dei beni culturali. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 12653 del 22 aprile, respingendo il ricorso di due uomini condannati dalla Corte di appello di Bari per "impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato" (art. 176, co. 1, del Dlgs 42/2004) perché detenevano 5 monete risalenti al II Secolo a.c., oltre ad una serie di oggetti (un orecchino in bronzo, un bracciale, una spilla, un peso da telaio in terracotta ecc.) del IV secolo a.c..
La Terza Sezione penale ha precisato che esistono due categorie di cose di interesse archeologico che devono essere considerate "beni culturali" il cui impossessamento è sanzionato penalmente: 1) le cose ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini, perché, in tal caso, esse appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato, trattandosi, per definizione, di "cose d'interesse storico, archeologico, paleontologico, o artistico"; 2) le cose per le quali, al di fuori del caso che precede (ossia per quelle non ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini e che, quindi, non appartengono allo Stato) sia intervenuta la dichiarazione di interesse culturale.
Avv. Antonino Sugamele

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