Trapani. Si presenta dai Carabineri e dice di avere incendiato la casa della madre. I carabinieri vanno sul posto e trovano ancora l'incendio in atto.
Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 13-11-2018) 13-12-2018, n. 56164
CARABINIERI
Fatto - Diritto P.Q.M.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. DI TOMASSI Maria Stefania - Presidente -
Dott. BIANCHI Michele - Consigliere -
Dott. APRILE Stefano - Consigliere -
Dott. CAIRO Antonio - rel. Consigliere -
Dott. RENOLDI Carlo - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI TRAPANI;
nel procedimento a carico di:
F.F., nato a (OMISSIS);
avverso l'ordinanza del 10/05/2018 del GIP TRIBUNALE di TRAPANI;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. ANTONIO CAIRO;
Letta la requisitoria della Dott.ssa Marinelli Felicetta, Sostituto Procuratore Generale della Repubblica presso questa Corte con cui ha chiesto annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata con dichiarazione che l'arresto era stato eseguito legittimamente.
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
1. L'otto maggio 2018 alle ore 9.30 circa F.F. si presentava presso il comando dell'arma dei carabinieri rappresentando di aver, poco prima, incendiato l'abitazione della madre sita in (OMISSIS). Spiegava di aver preventivamente ammassato al centro beni mobili e masserizie, in uno a undici bombole di gas liquido ed aver cosparso di alcol gli oggetti indicati. I carabinieri si portavano sul posto e trovavano l'incendio ancora parzialmente in atto.
2. Ricorre per cassazione il P.M. presso il Tribunale di Trapani avverso il provvedimento indicato, ordinanza con cui pur essendo stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di F.F. non era stato convalidato l'arresto operato dalla polizia giudiziaria.
Nel caso di specie, assume il ricorrente, la polizia giudiziaria aveva potuto effettuare con elevato grado di certezza un collegamento tra le tracce oggettivamente riscontrate e l'indiziato. Pur essendo vero che il passaggio logico era, in certa misura, mediato dalle dichiarazioni rese dall'indagato, risultava altrettanto vero che non si discutesse della valenza probatoria della confessione, ma del fatto che l'indagato stesso avesse informato la p.g. dell'esistenza dell'incendio in corso, particolare di cui poteva essere a conoscenza solo chi aveva commesso il fatto. L'arresto era, pertanto, da ritenersi legittimo.
3. Il ricorso è inammissibile perchè non tiene conto dell'insegnamento più accreditato di questa Corte (Sez. U, n. 39131 del 24/11/2015 Cc. (dep. 21/09/2016), P.M. in proc. Ventrice, Rv. 267591) secondo cui è illegittimo l'arresto in flagranza operato dalla polizia giudiziaria sulla base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell'immediatezza del fatto, poichè, in tale ipotesi, non sussiste la condizione di "quasi flagranza", la quale presuppone la immediata ed autonoma percezione, da parte di chi proceda all'arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato.
Nella vicenda in esame fa difetto una autonoma percezione dei fatti da parte della parte della polizia giudiziaria e si valorizza il collegamento tra la condotta e il F., attraverso le dichiarazioni rese da costui agli operanti, in una fase del postfatto in cui l'azione si era esaurita e permanevano i soli effetti di un gesto che, pur potendo costituire traccia del reato non erano riferibili all'agente se non attraverso una valorizzazione delle sue dichiarazioni. Ciò posto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso.
Motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, il 13 novembre 2018.
Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018
10-02-2019 15:01
Richiedi una Consulenza