Dare della sciaquetta in televisione non è reato.
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
C.R. nata a MILANO il
avverso la sentenza del 28/03/2017 della CORTE di APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Elisabetta Maria Morosini;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Elisabetta
Cesqui, che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso;
udito il difensore di parte civile, avv. Armando Fregola, che ha depositato conclusioni
scritte e nota spese delle quali chiede la liquidazione.
RITENUTO IN FATTO
1.
Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Roma ha confermato,
anche agli effetti civili, la condanna di C.R. per avere offeso la
reputazione di S.V. definendola "sciacquetta" nel corso di una trasmissione televisiva.
2.
Avverso la sentenza ricorre l'imputata, per il tramite del difensore,
articolando sette motivi.
2.1 Con il primo denuncia violazione di legge processuale per difetto di
corrispondenza tra accusa e sentenza. Il capo di imputazione avrebbe riguardato
plurime espressioni offensive, mentre la condanna sarebbe stata pronunciata
soltanto per una di esse.
2.2 Con il secondo motivo deduce violazione di legge sostanziale.
Il fatto ricadrebbe nella previsione del reato di ingiuria, ora abrogato, in
quanto la frase offensiva sarebbe stata pronunciata alla presenza della persona
offesa, intervenuta in trasmissione con una telefonata.
Il coimputato G.M. è stato assolto per tale motivo e non si avrebbe
ragione di mantenere ferma la condanna solo per la ricorrente.
2.3 Con il terzo motivo si va valere analogo vizio per sostenere che, tenuto
conto del contesto e dell'intera interlocuzione, l'espressione "sciacquetta" non
avrebbe contenuto offensivo, essendo stata impiegata dalla ricorrente con il
significato di "ragazza sprovveduta" "che non si è ancora fatta nel mondo dello
spettacolo".
In ogni caso ricorrerebbe l'esimente dell'esercizio del diritto di critica,
quantomeno in forma putativa.
2.4 Con il quarto motivo la ricorrente denuncia vizio di motivazione
sull'elemento soggettivo del reato.
2.5 Con il quinto, il sesto e il settimo motivo si denuncia violazione di legge e
vizio di motivazione sul mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto
e sulle statuizioni civili.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.
Il ricorso è fondato.
2.
Preliminarmente va respinta la richiesta di rinvio per legittimo impedimento
avanzata dal difensore dell'imputata per concorrente impegno professionale.
Tra i requisiti che tale tipologia di istanza deve presentare, affinché sia
integrato il legittimo impedimento, vi è quello della impossibilità di avvalersi di un
sostituto ai sensi dell'art. 102 cod. proc. pen. sia nel processo a cui intende
partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio.
Nel caso di specie tale onere allegativo non risulta adempiuto in quanto il
difensore dell'imputata si limita ad evidenziare l'opportunità, per ragioni di
"correttezza", di partecipare a un processo in cui è unico difensore di imputati
minorenni, senza tuttavia fare cenno alla impossibilità di avvalersi di un sostituto
in quel processo o in questo.
3.
Nel merito il ricorso è fondato.
Secondo ius receptum:
«In materia di diffamazione, la Corte di Cassazione
può conoscere e valutare la frase che si assume lesiva della altrui reputazione,
perché è compito del giudice di legittimità procedere in primo luogo a considerare
la sussistenza o meno della materialità della condotta contestata e quindi della
portata offensiva delle frasi ritenute diffamatorie, dovendo, in caso di esclusione
di questa, pronunciare sentenza di assoluzione dell'imputato» (Sez. 5, n. 832 del
21/06/2005, Travaglio, Rv 233749; Sez. 5, n. 41869 del 14/02/2013 Rv. 256706
- 01; Sez. 5, n. 48698 del 19/09/2014, Demofonti, Rv. 261284 - 01).
Nel fare ciò non si può avere esclusivo riguardo all'astratto tenore letterale e
semantico del vocabolo "sciacquetta" — come invece hanno fatto i giudici di merito
— ma occorre valutare l'espressione nella sua concreta articolazione e nella sua
complessiva portata (Sez. 5 n. 42570 del 20/06/0218, Concadoro,in motivazione)
anche alla luce del contesto in cui si inserisce (Sez. 5, n. 32027 del 23/03/2018,
Maffioletti, Rv. 273573 - 01).
4.
Nella specie, nel corso di una trasmissione televisiva di intrattenimento
dedicata al tema, già di per sé eloquente,
"M.G. e le sue donne", l'imputata, dopo aver chiesto a M.G. , cosa volesse
"fare da grande" e ottenuta la risposta: "l'attore", aveva replicato che fosse inutile farsi riprendere in
compagnia di ragazze sempre diverse: "dove sei tu, queste quattro sciacquette.
Che questa cosa riesce solamente con le ragazzine più sprovvedute e veramente
quattro sciacquette".
Una delle "ragazzine" era S.V., odierna querelante.
5.
Ritiene il collegio che, dalla valutazione complessiva della condotta, emerga
in maniera chiara come l'imputata muovesse una critica all'ospite presente, M.G. , al quale addebitava di cercare notorietà accompagnandosi a giovani
donne, delle quali, in sostanza si approfittava, perché "sprovvedute".
In quel contesto il termine "sciacquetta" acquista, anche nella percezione del
pubblico di quella trasmissione televisiva, un senso diverso rispetto alla definizione
che ne dà il dizionario della lingua italiana ("lavapiatti, sguattera, donna di facili
costumi, sgualdrinella", pag. 4 sentenza impugnata) per riferirsi piuttosto al
concetto, malamente espresso, di giovane donna inesperta, incauta,
"sprovveduta", appunto, termine che nella frase precede, connotandolo, quello
improprio di "sciacquetta".
Assumendo questa connotazione, il vocabolo "sciacquetta" perde la sua carica
di offensività facendo venire meno l'elemento soggettivo del reato di cui all'art.
595 cod. pen.
6. I restanti motivi sono assorbiti.
7. Discende l'annullamento della sentenza senza rinvio, perché il fatto non
sussiste.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il fatto non sussiste.
Così deciso il 10/12/2018
Il Consiglier estensore
Il Presidente Gerardo Sabeone
Elisabetta Morosini 22-01-2019 21:53
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