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Sentenza

Trapani. Detenzione e porto in luogo pubblico di armi nonché di porto di strumenti atti ad offendere e ricettazione.
Trapani. Detenzione e porto in luogo pubblico di armi nonché di porto di strumenti atti ad offendere e ricettazione.
Corte appello Palermo, sez. III, 06/07/2015, (ud. 12/06/2015, dep.06/07/2015),  n. 2600 

                R E P U B B L I C A   I T A L I A N A                
                     IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                     
La Corte di Appello del distretto di Palermo, 3a Sezione Penale      
Composta dai Signori:                                                
1.  Dott.      RAIMONDO   LOFORTI        Presidente                  
2.  Dott.      EGIDIO     LA NEVE        Consigliere (relatore)      
3.  Dott.ssa   MARIO      CONTE          Consigliere                 
riunita  in  Camera  di consiglio (artt. 599 e 127 CPP) il 12/06/2015
con  l'intervento  del Pubblico Ministero rappresentato dal Sostituto
Procuratore  Generale  della  Repubblica  Dott.  GIUSEPPE  FICI e con
l'assistenza del Cancelliere Elena Barbagallo                        
Ha emesso e pubblicato la seguente:                                  
                               SENTENZA                              
Nel procedimento penale contro--------                               


Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 5.3.2014 il GUP del Tribunale di Trapani ha dichiarato colpevoli Va. Vi. dei reati di detenzione e porto in luogo pubblico di armi nonché di porto di strumenti atti ad offendere e di ricettazione e Pa. Mi. limitatamente ai primi due reati e ha condannato il Va. alla pena di anni due, mesi otto di reclusione ed € 3.000,00 di multa e il Pa. alla pena di anni due, mesi sei di reclusione ed € 2.800,00 di multa.

Avverso la sentenza ha proposto appello il difensore del Pa., che ha chiesto - con il primo motivo - l'assoluzione dal reato di cui al capo a) della rubrica come pure da quello di cui al capo b) e la rideterminazione della pena, il cui calcolo sarebbe stato erroneo.

Anche il Va. ha impugnato la sentenza ed è stata chiesta l'assoluzione e, in subordine, l'esclusione della circostanza aggravante di cui all'art. 61 comma 1 n. 2 c.p. e della recidiva, con rideterminazione della pena.

Il difensore del Pa. ha prospettato l'inverosimiglianza della circostanza che i due imputati, all'atto della perquisizione, erano sul punto di commettere una rapina, peraltro in un non meglio precisato luogo per poi recarsi in via (omissis...) di Savoia, recuperare il furgone del Pa., cambiarsi d'abito e darsi alla fuga.

Nell'ottica difensiva è stato evidenziato che tra via Generale Ameglio e via (omissis...) di Savoia vi sarebbe una distanza di circa 1,5 km., percorribile a piedi in circa 20 minuti, così apparendo illogico che i due soggetti malintenzionati avessero posteggiato il loro veicolo, così, distante rispetto alla location scelta per perpetrare una rapina, con il rischio di essere fermati proprio mentre si sarebbero dati alla fuga.

Nell'ottica difensiva è stato evidenziato che tra via Generale Ameglio e via (omissis...) di Savoia vi sarebbe una distanza di circa 1,5 Km., percorribile a piedi in circa 20 minuti, così apparendo illogico che i due soggetti malintenzionati avessero posteggiato il loro veicolo, così distante rispetto alla location scelta per perpetrare una rapina, con il rischio di essere fermati proprio mentre si sarebbe dati alla fuga.

Gli indumenti rinvenuti all'interno del furgone Fiat Doblò targato (omissis...), in uso al Pa., sarebbero stati solo dei vecchi vestiti della taglia dello stesso e da lui usati per lavorare come carpentiere.

Nessun contatto vi sarebbe stato tra i due soggetti, posto che sarebbe stato negativo l'esito dell'esame dei tabulati telefonici.

Nell'ottica difensiva è stato evidenziato che le dichiarazioni rese in sede di udienza di convalida sarebbero caratterizzate dalla coerenza ed univocità.

Così, il Va. si sarebbe recato a Tr. con delle armi da lui rinvenute in una campagna anni prima, con l'intenzione di venderle, essendo in condizioni economiche disagiate e avendo la necessità di avere liquidità.

Il Va. avrebbe incontrato il Pa. e si sarebbe rivolto a quest'ultimo, perché pensava che potesse aiutarlo a venderle e il Pa. gli avrebbe riferito che non era interessato a comprarle e che non conosceva nessuno a cui venderle.

Il Va. avrebbe dato al Pa. solo la pistola giocattolo in mano, chiedendogli di esprimere una valutazione personale e, in quel frangente, sarebbero intervenuti i militari operanti.

Sembrerebbe evidente che il Pa. non conosceva né le modalità con cui il Va. era venuto in possesso delle suddette armi né come le stesse erano state portate a Trapani, essendo i due giunti con mezzi differenti.

Mancherebbe, dunque, il contributo causale ex art. 110 c.p. alla partecipazione del reato.

Le armi sarebbero state reperite dal Va., dallo stesso detenute e portate in una pubblica via, senza alcuna partecipazione del Pa., peraltro, assolto dal delitto di ricettazione.

L'unico addebito che si potrebbe muovere al Pa. sarebbe quello relativo al possesso di un'arma giocattolo priva del tappo rosso.

Nessun legame sarebbe stato, poi, trovato fra il Pa. e lo storditore elettrico rinvenuto nella tasca sinistra del Va..

Nell'interesse del Va. è stata chiesta l'esclusione dell'aggravante contestata concernente il nesso teleologico e la consuetudine a commettere delitti.

La stessa p.g. avrebbe solo ipoteticamente teorizzato la possibilità che i due avevano in animo di commettere una rapina in danno di qualche esercizio commerciale della zona.

Contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di prime cure, il Va. non avrebbe indossato un cappellino ed uno scalda collo, dopo aver raggiunto la città di Trapani, di prima mattina, su uno scooter e senza casco e, per di più, in un giorno di tempo mite quale era un giorno di dicembre.

Il furgone del Pa. sarebbe stato, poi, parcheggiato a circa 1,5 km. di distanza dai luoghi fissati per commettere il delitto.

L'esclusione della recidiva si fonderebbe, poi, sulla risalenza dei precedenti penali a oltre a quasi venticinque anni addietro.

Gli atti di gravame sono fondati limitatamente all'esclusione della circostanza aggravante di cui all'art. 61 comma 1 n. 2 c.p. e all'erronea ritenuta responsabilità del Pa. in ordine al reato di cui al capo b) della rubrica concernente il porto dello storditore elettrico.

Infatti, i poliziotti, avevano trovato, l'uno accanto all'altro, Va. Vi. e Pa. Mi., che mostravano chiari segni di nervosismo.

Insospettiti da tale atteggiamento e avendo notato un rigonfiamento sotto il giubbotto del Va., nella parte posteriore sinistra, all'altezza della cintola, procedevano a perquisizione personale dei due uomini.

L'atto si concludeva positivamente con il rinvenimento addosso al Va. di una postola semiautomatica calibro 22, con matricola abrasa, pienamente funzionante e con il caricatore, contenente sei cartucce del giusto calibro, inserito (nel verbale di sequestro e negli altri primi atti di polizia giudiziaria tale arma è indicata come una pistola marca Luger, modello KGP 69, cal. 22).

Addosso al Va. i verbalizzanti trovavano, inoltre, un dissuasore elettrico (strumento idoneo, mediante contatto, a stordire una persona), un cappello di lana grigio e uno scalda collo di lana nero, mentre sulla persona del Pa., che tra l'altro aveva un paio di guanti di gomma in tasca e indossava un cappellino con visiera nero e uno scalda collo di lana riero, idoneo a coprire il viso fino agli occhi, scoprivano, incastrata sotto la cintura in corrispondenza della parte posteriore del fianco sinistro, una pistola giocattolo priva del tappo rosso, riproducendo perfettamente una pistola Beretta mod. 92/F, cal. 9, caricata con quattro cartucce a salve.

Ciò aveva, invero, fatto insorgere negli agenti operanti il convincimento che i due fossero stati sul punto di commettere una rapina in danno di uno dei tanti esercizi commerciali presenti nella zona.

Si osserva che, in realtà, tale congettura non è risultata provata da altri elementi che fossero idonei a concretizzare tale intento - peraltro, è fondato il rilievo difensivo concernente la distanza dal luogo dove si

provava parcato il furgone del Pa.-, dovendosi, perciò, escludere, per entrambi gli imputati, l'aggravante contestata di cui all'art. 61 n. 2 c.p..

Così, non assurgono a valore di elementi gravemente indizianti i capi di abbigliamento rinvenuti nel furgone del Pa. - due paia di scarpe, due pantaloni, due giubbotti, una camicia ed una maglietta - che gli agenti hanno ritenuto di individuare come gli abiti che i due avrebbero indossato, una volta perpetrata la progettata rapina.

Dunque, sebbene l'arma con matricola abrasa, con caricatore inserito, rifornito con sei cartucce calibro 22, che era stata rinvenuta addosso al Va., la detenzione della stessa deve essere ricondotta, necessariamente, ad entrambi gli appellati, che, all'atto dell'intervento della polizia, si trovavano l'uno accanto all'altro, dopo aver disquisito sulle armi, per loro stessa ammissione.

Dunque, tale circostanza consente di ritenere il concorso di persone nel reato, anche avuto riguardo alle dichiarazioni dagli stessi rese in sede di udienza di convalida e cioè che, comunque, i due si erano incontrati per discutere sulla vendita delle armi (vedi Cass. Sez. 6, Sentenza n. 13085 del 3.10.2013 secondo la quale "ai fini della configurabilità del concorso in detenzione o porto illegale di arma, è necessario che ciascuno dei compartecipi abbia la disponibilità materiale di essa e si trovi, pertanto, in una situazione di fatto, tale per cui possa, comunque, in qualsiasi momento, disporne").

La detenzione comune, infatti, presuppone la coscienza e volontà del Pa. oltre che del Va. - e ciò si evince anche dall'occultamento della predetta arma addosso al Valenti, nella parte posteriore sinistra del giubbotto, all'altezza della cintola dei pantaloni, evidentemente lì riposta alla vista dei poliziotti.

La detenzione dell'arma dimostra, poi, che il Va. l'aveva ricevuta o acquistata da persona non identificata e deve, perciò, affermarsi la responsabilità del delitto di ricettazione, trattandosi di arma con matricola abrasa (vedi Cass. Sez. 2, Sentenza n. 41464 del 29.9.2009 secondo la quale "è configurabile il delitto di ricettazione in caso di acquisto o ricettazione di un'arma clandestina - nella specie, di reato presupposto è stata individuato nell'abrasione della matricola -").

Si osserva, peraltro, che in relazione al porto dello storditore elettrico, va affermata la responsabilità del suo detentore e cioè del Va., con esclusione della responsabilità del Pa., avuto riguardo al fatto che trattasi di uno strumento idoneo a stordire una persona, rinvenuto addosso al Va. e per il quale non è provata la riconducibilità anche al Pa., posto che i due avevano fin lì disquisito sulla vendita delle sole armi e non risulta provato lo scopo di commettere una rapina.

Da quanto detto si desume la consistenza di una compartecipazione, quanto meno di ordine morale, avuto riguardo alla natura del reato di detenzione di arma clandestina che è, reato commissivo permanente, la cui consumazione si inizia con la disponibilità di un'arma comune da sparo sprovvista dei numeri, dei contrassegni e delle sigle di cui all'art. 11 della legge 184/1975 n. 110, e cessa con la cessazione della detenzione (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10433 del 20.2.2009).

In relazione alle richieste subordinate si osserva che, per il Valenti, è stata chiesta l'esclusione della recidiva ma la richiesta è inaccoglibile.

Infatti, la nuova condotta criminosa in contestazione appare idonea a rivelare la maggiore capacità a delinquere del Va., poiché essa discende dalle modalità dei fatti, connotati dalla detenzione di un'arma con matricola abrasa e con relativo munizionamento inserito nel caricatore oltre che dal porto dello storditore elettrico quale strumento atto ad offendere la persona.

Peraltro, i fatti commessi il 10. 12.2013 rappresentano, per il Va., gli ultimi di una serie di reati - anche contro il patrimonio - tra i quali quelli di rapina e porto di armi continuato in concorso.

Ne consegue che l'aumento per effetto della recidiva, sulla scorta degli elementi sopra enunciati, non può essere escluso ("L'applicazione dell'aumento di pena per effetto della recidiva facoltativa attiene all'esercizio di un potere discrezionale del giudice, del quale deve essere fornita adeguata motivazione, con particolare riguardo all'apprezzamento dell'idoneità della nuova condotta criminosa in contestazione a rivelare la maggior capacità a delinquere del reo" Cass. Sez. 6, Sentenza n. 14550 del 15/03/2011).

Ciò posto, dovendosi assolvere il Pa. dal reato di cui al capo b) della rubrica e dovendosi escludere l'aggravante di cui all'art. 61 comma primo n. 2 c.p., la pena va rideterminata, in modo congruo ed equo, rapportandola alla personalità dei soggetti per come si evince dai precedenti anche specifici del Va. - rapina e porto di armi commessi il 20.4.1991 - e del Pa. in considerazione dei precedenti reati, tra i quali sono degni di menzione quelli di rapina, violazione delle leggi sulle armi, ricettazione, violazione delle misure di prevenzione - l'ultima rapina e porto di armi è del 3.5.2000 -.

Soccorre anche altro criterio prescritto dall'art. 1133 del codice penale, quale è quello relativo all'intensità del dolo, in particolare per il Va., per il quale essa si desume dalla reiterazione delle plurime condotte delittuose (per il Valenti: p.b. ex art. 23 comma 1 n. 2 e commi 3 e 4 legge 110/1975 = anni due ed € 1.500,00 di multa + art. 99 c.p. nella misura di 2/3 = anni tre mesi quattro di reclusione ed € 2.500,00 di multa + art. 81 c.p. = anni tre, mesi sei di reclusione ed € 3.000,00 di multa - 1/3 ex art. 442 c.p.p. = anni due, mesi quattro di reclusione ed € 2.000,00 di multa; per il Pa.: p.b. ex art. 23 comma 1 n. 2 e commi 3 e 4 legge 110/1975 = anni due ed € 1.500,00 di multa + art. 99 c.p. nella misura di 2/3 = anni tre mesi quattro di reclusione ed € 2.500,00 di multa - 1/3 ex art. 442 c.p.p. = anni due, mesi due, giorni venti di reclusione ed € 1.667,00 di multa.
PQM
P.Q.M.

Letto l'art. 605 c.p.p.;

in parziale riforma della sentenza del GUP del Tribunale di Trapani, in data 5.3.2014, appellata da Va. Vi. e Pa. Mi., esclusa, per entrambi, la circostanza aggravante di cui all'art. 61 comma 1 n. 2 c.p., assolto il Pa. dal reato di cui al. capo b) della rubrica per non aver commesso il fatto, ridetermina la pena, per il Va., nella misura di anni due, mesi quattro di reclusione ed € 2.000,00 di multa e, per il Pa., nella misura di anni due, mesi due, giorni venti di reclusione ed € 1.667,00 di multa e conferma nel resto.

Indica in giorni 30 il termine per il deposito della sentenza.

Così deciso in Palermo, il 12 giugno 2015

Depositata in Cancelleria il 06/07/2015
Avv. Antonino Sugamele

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