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Sentenza

Il sigillo apposto su un'autovettura con la semplice dicitura veicolo sottoposto a sequestro amministrativo non integra le ipotesi di sigillo rilevante ex art. 349 c.p..
Il sigillo apposto su un'autovettura con la semplice dicitura veicolo sottoposto a sequestro amministrativo non integra le ipotesi di sigillo rilevante ex art. 349 c.p..
Corte appello Palermo, 17/02/2016, (ud. 20/01/2016, dep.17/02/2016),  n. 234
                       REPUBBLICA ITALIANA
                   IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Appello del distretto di Palermo, la Sezione Penale
Composta dai Signori:
1. Presidente - Dott. GIANFRANCO GAROFALO
2. Consigliere - Dott. GABRIELLA DI MARCO
3. Consigliere - Dott. DONATELLA PULEO
il 20/1/2016 con l'intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal Sostituto
Procuratore Generale della Repubblica Dott. LUIGI PATRONAGGIO e con l'assistenza
del Cancelliere Sergio Zingali
Ha emesso e pubblicato la seguente:
                       SENTENZA
Nel procedimento penale contro:
 (omissis...) ato il (omissis...) in (omissis...) ivi domiciliato in (omissis...)
LIBERO- CONTUMACE
                                                                      APPELLANTE
Assistito e difeso dall'Avv. MARIA GRAZIA TODARO del foro di Trapani di fiducia,
presente.
Avverso la sentenza emessa da TRIBUNALE (MON) di TRAPANI in data 24/1/2014 con la
quale, colpevole dei reati ascrittigli, veniva condannato alla pena di mesi 4 di
reclusione ed € 200,00 di multa, spese processuali. Motivazione giorni 90.

                       IMPUTATO
A.G.
del reato artt. 61 n. 2 e 349 c.p.; (VIOL. DEI SIGILLI)
Recidiva reiterata
In Tr. in data successiva al 28/3/2011 ed antecedente all'8/7/2011
Art. 334 co. 2 c.p.; (DANNEGGIAMENTO DI COSE SOTTOPOSTE A SEQUESTRO AMMINISTRATIVO)
In Tr. sino all'8/7/2011
Udita la relazione fatta dal Dott. Puleo.
Nonche' la lettura degli atti del processo. Avvertiti gli imputati della facolta'
di chiedere la parola.


Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza resa il 24.01.2014 dal Tribunale di Trapani, in composizione monocratica, l'imputato A.G., veniva ritenuto responsabile dei reati di violazione di sigilli e sottrazione di cosa sottoposta a sequestro amministrativo come contestati in atti ai sensi degli artt. 61 n. 2 e 349 e 334 c. 2 c.p.Con la recidiva reiterata. Il primo reato in Trapani in data successiva al 28.3.2011 ed antecedente all'8.7.2011, il secondo in Trapani sino all'8 luglio 2011.

Per l'effetto, concessegli le circostanze attenuanti generiche giudicate equivalenti alle contestate aggravanti ed alla recidiva, l'imputato veniva condannato alla pena di mesi quattro di reclusione ed € 200 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

La sentenza fondava il giudizio di responsabilità a seguito del celebrato giudizio abbreviato, sugli atti contenuti nel fascicolo del P.M. legittimamente utilizzabili in ragione del rito prescelto e precisamente: verbale di contestazione del 28.03.2010, annotazione di P.G. sulla descrizione dello stato del veicolo sottoposto a sequestro del 30.09.2008, verbali di sequestro amministrativo e di contestazione della violazione al codice della Strada.

Da tali atti si accertava, in punto di fatto, che il giorno 28.03.2010 una pattuglia dei C.C. Nucleo Radiomobile di Trapani fermava l'autovettura Fiat Punto tg. (omissis...), di proprietà e condotta dall'imputato, verificando che il veicolo, già sottoposto a sequestro amministrativo perché privo di copertura assicurativa, stava circolando violando i sigilli apposti, in tal modo utilizzandola e percorrendo Km (omissis...). L'autovettura veniva affidata in custodia all'imputato presso la propria abitazione.

Avverso la sentenza ha proposto appello l'imputato che, tramite il suo difensore, si duole:

1) del giudizio di colpevolezza espresso dal primo giudice, sostenendo che una lettura pù obiettiva e rigorosa delle prove acquisite, avrebbe dovuto condurre alla sua assoluzione; si rileva, infatti, quanto al contestato delitto ex art. 334 c.p. che il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo non risultava certamente deteriorato solo per essere stato messo in circolazione, e stante il rapporto di specialità esistente in tale ipotesi tra la fattispecie penale e quella sanzionata in via amministrativa dall'art. 213 comma 4 del D.Lgs. n. 285 del 1992 la condotta non avrebbe rilievo penale; quanto al reato di violazione dei sigilli si sostiene che nel caso in esame, stante la natura del sigillo apposto, non ricorrerebbe l'ipotesi penale di cui all'art. 349 c.p., poichè che nel caso in esame il sigillo non sarebbe stato apposto per assicurare la conservazione o identità della cosa, bensì per impedire la prosecuzione di un'attività illegittima sotto il profilo amministrativo (ovvero la guida di un'auto priva di copertura assicurativa), dunque si verterebbe in materia di sigillo apposto ex art. 214 c. 1 Nuovo codice della Strada e non di sigillo apposto per le finalità di cui all'art. 349 c.p.; si chiede, dunque, l'assoluzione dell'appellante da entrambi i reati ascrittigli, con ampia formula liberatoria;

2) in subordine, si lamenta l'eccessività del trattamento sanzionatorio inflitto, di cui si chiede la riduzione, con concessione del beneficio di cui all'art. 163 c.p..

Per tali motivi si chiede la riforma dell'impugnata sentenza.

All'udienza odierna, dopo che il Consigliere relatore ha esposto i fatti di causa, il Procuratore Generale ed il difensore hanno concluso come da verbale in atti, quindi la Corte si è riunita in camera di consiglio ed ha deliberato la sentenza.

All'esito il Presidente ha letto nella pubblica udienza il dispositivo.
Diritto
MOTIVI DELLA DECISIONE

Ritiene la Corte che i motivi di censura proposti dall'imputato in punto di responsabilità siano fondati e meritino, pertanto, accoglimento, con conseguente assorbimento delle ulteriori censure proposte.

Va considerato, infatti, che effettivamente nel caso in esame non vi è alcuna prova in ordine al fatto che la mera messa in circolazione del veicolo sottoposto a sequestro amministrativo da parte dell'imputato proprietario-custode ne abbia determinato il deterioramento, tanto che le stesse ragioni esposte sul punto nel gravame dal difensore sono state condivise dal P.G. che in ordine al reato contestato ex art. 334 c.p. ha chiesto l'assoluzione dell'appellante.

Quanto al reato di violazione dei sigilli, a giudizio della Corte, al fine di escludere la penale responsabilità dell'imputato nel caso in esame, non è tanto la finalità del sigillo di impedire l'uso illegittimo della cosa, addotta nel gravame (perché in senso contrario a quanto sostenuto dalla difesa nel gravame, si è recentemente espressa la Suprema Corte a Sezioni Unite, nella sentenza n. 5385 del 26.11.2009), quanto piuttosto il tipo di sigillo apposto sul veicolo dell'imputato.

Ed infatti l'esame delle caratteristiche formali di detto sigillo e di quanto trascritto dai verbalizzanti nel p.v. di sequestro in atti, conduce a ritenere che non avendo i verbalizzanti proceduto ad una analitica descrizione del sigillo nel menzionato verbale, risultando altresì dal sigillo la semplice dicitura "veicolo sottoposto a sequestro amministrativo ", per violazione dell'art. 394 c.IV Cod, Strada, non si verte in ipotesi di sigillo rilevante ex art. 349 c.p..

In tal senso la Suprema Corte, in un caso analogo, ha recentemente affermato che: "non integra il reato di violazione di sigilli l'asportazione, da veicolo assoggettato a sequestro amministrativo, del foglio o cartello adesivo apposto sullo stesso e recante l'indicazione del disposto sequestro, perchè a norma dell'art. 394, comma nono, reg. cod. strad., tale foglio di segnalazione non costituisce un vincolo equivalente ai sigilli, distintamente apponibili, secondo quanto previsto dal comma quinto del medesimo regolamento di esecuzione, solo in caso di necessità ed in presenza del rispetto di specifiche modalità di apposizione, nonchè con l'onere a carico dei verbalizzanti di descrizione di detto autonomo sigillo nel verbale redatto" (cfr. Cass. sez. 3 sent. n. 39368 de 2.07.2015- sez. 3 sent. n. 20869 del 10.01.2012).

Per tali ragioni, in mancanza di detti requisiti, si ritiene che l'ipotesi accusatoria, nel caso in esame, non possa ritenersi sufficientemente provata.

Per le ragioni esposte l'appellata sentenza deve essere riformata, con conseguente pronuncia di assoluzione dell'imputato da entrambi i reati ascrittigli "perché i fatti non sussistono".

Si valuta l'opportunità di indicare in giorni 30 il termine per il deposito della motivazione.
PQM
P.Q.M.

La Corte, visto l'art. 599 c.p.p., in riforma della sentenza resa in data 24.01.2014 dal Tribunale di Trapani, in composizione monocratica, appellata dall'imputato (omissis...) assolve l'appellante dai reati ascrittigli perché i fatti non sussistono.

Visto l'art. 544 c.p.p., indica in giorni 30 il termine per il deposito della motivazione

Così deciso in Palermo, il 20 gennaio 2016.

Depositata in Cancelleria il 17 febbraio 2016.
Avv. Antonino Sugamele

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