Venduta dal padre per 1700 euro. Ridotta in schiavitù costretta a prestazioni sessuali e all'accattonaggio. 5 anni e otto mesi di reclusione.
Gip di Napoli Data: 01/10/2014 ( ud. 03/07/2014 , dep.01/10/2014 )
Numero: 1919
R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NAPOLI
SEZIONE DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
Il giudice per le indagini preliminari, dr.ssa Ludovica Mancini
all'udienza camerale deI3.07.14 ha pronunziato e pubblicato mediante
lettura del dispositivo la seguente
SENTENZA
ai sensi degli artt. 438 e segg. c.p.p. nel processo penale nei
confronti di:
1. Ra. Pe. nato in Serbia il -omissis- Detenuto presente
2. Mi. Ol. nata in Jugoslavia il -omissis- Detenuta presente
3. Ra. Mi. nato a Lazarevac (ex Jugoslavia) Detenuto presente
IMPUTATI
Ra. Pe.
Mi. Ol.
Ra. Mi.
A) Delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 601 cod. pen. perché, in
concorso e previo accordo tra loro, commettevano tratta di Sa. Lu..
In particolare, dopo averla acquistata dai genitori in Serbia per una
somma di euro 1.700, allo scopo di ridurla in servitù ed esercitando
sulla medesima poteri corrispondenti a quelli di proprietà e
comunque approfittando della sua situazione di inferiorità fisica e
psichica, la costringevano a fare ingresso ed a trasferirsi nel territorio
dello Stato, Ra. Pe. e Ra. Mi. provvedendo al trasporto con un
furgone, Mi. Ol. quale istigatrice, dove poi Sa. Lu. era costretta a
patire la condizione di servitù di cui al capo che segue;
In Italia, in luogo da determinare, in epoca anteriore e prossima al
gennaio 2012;
Ra. Pe. Mi. Ol.
B) Delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 600, commi l e2 cod. pen.
perché, in concorso e previo accordo tra loro, riducevano e
mantenevano Sa. Lu. in schiavitù; dopo averla acquistata dai genitori
in Serbia, per la somma di euro 1.700 ed averla trasferita in Italia
per darla in moglie al proprio figlio Da., la costringevano
a
prestazioni lavorative, e prestazioni sessuali in favore del proprio
figlio Ra. Da. all'accattonaggio e comunque a prestazioni. che
ne hanno comportato lo sfruttamento picchiandola se non portava almeno
la somma di 50 euro al giorno quale provento delle elemosine, non
fornendole nè cibo nè il necessario per vestirsi;
In Napoli, a tutto il 24 maggio 2012;
CONCLUSIONI:
Il pubblico ministero all'udienza del 13.06.14 ha chiesto condannarsi
rispettivamente
Ra. Pe. ad anni 6 di reclusione (p.b. art 600 cp, anni 8 di
reclusione, aumentata per la continuazione ad anni nove di reclusione
ridotta alla pena richiesta per il rito);
Mi. Ol. ad anni 6 di reclusione, (p.b. art 601 cp, anni 8 di
reclusione, aumentata per la continuazione ad anni nove di
reclusione, ridotta alla pena richiesta per il rito)
Ra. Mi. ad anni tre e mesi otto di reclusione (p.b. art 600 cp, anni
8 di reclusione, ridotta per la concessione delle attenuanti
generiche
ad anni cinque e mesi quattro di reclusione, ridotta alla pena
richiesta per il rito
La difesa (udienza del 13.06.14) ha chiesto l'assoluzione per tutti
gli imputati per entrambi i capi, anche ai sensi del 2 co dell'art
530 cpp, perché il fatto non sussiste, in subordine ritenere
configurabile l'ipotesi di cui all'art 572 cp con riferimento al capo
B) con riconoscimento delle attenuanti generiche, minimo aumento per
la continuazione, e riconoscimento della circostanza di cui
all'art
114 cp per Ra. Mi..
Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ordinanza emessa in data 9.9.13 il Gip del Tribunale di Napoli, in accoglimento della richiesta del PM DDA, applicava la misura della custodia cautelare in carcere agli odierni imputati per le contestazioni di cui in rubrica. Nel corso delle indagini si procedeva altresì su richiesta del Pm all'incidente probatorio al fine di assumere, ai sensi dell'art 392 cpp, la deposizione testimoniale della persona offesa.
A seguito della notifica del decreto di giudizio immediato gli odierni imputati formulavano richiesta di definizione del procedimento nelle forme del giudizio abbreviato condizionato all'acquisizione di documenti ed all'esame degli imputati medesimi.
All' udienza del 24.02.14, verificata la regolare costituzione delle Parti, il giudice disponeva in conformità concedendo altresì termine al PM per eventuale controprova e rinviando in prosieguo al 15.5.14.
In tale occasione, si provvedeva all'esame degli imputati nonché ad acquisire ulteriore documentazione rinviando la discussione all'udienza del 13.06.14, alla quale il PM ed i difensori rassegnavano le proprie conclusioni.
Aggiornato il processo all'udienza del 3.07.14, il Giudice pronunciava sentenza mediante lettura del dispositivo.
Diritto
MOTIVI DELLA DECISIONE
In data 24 maggio 2012, una ragazzina, priva di documenti, asseritamente "di etnia rom" si avvicinava alla Polizia a cavallo di Capodimonte riferendo di "subire continui abusi e maltrattamenti da parte di suo marito e dei suoi suoceri" con i quali conviveva a Scampia (cfr. nota della Squadra Mobile Questura di Napoli del 24.5.2012). Meno di un'ora dopo, la medesima, presentatasi come Sa. Lu. confermava la sua denuncia, dichiarando di provenire dall'ex Jugoslavia, di essere stata venduta dal padre per 1.700 euro al fine di unirsi in matrimonio con tale Da. di 15 anni, di essere stata condotta a Napoli a "casa" del marito e dei suoceri, tali Pe. ed Ol. e che una volta arrivata in Italia era stata obbligata a chiedere l'elemosina con turni massacranti e privata altresì del cibo; aggiungeva di essere terrorizzata dal Da. e dai suoi familiari essendo costretta dal primo con la violenza ad avere rapporti sessuali ed asserendo di essere picchiata non solo dal Da. ma anche dalla "suocera" tutte le volte che non "portava" a casa una determinata somma ovvero se non collaborava a fare le pulizie, di essere stanca di fare questa vita e di non voler più tornare presso quella famiglia.
"I miei genitori si trovano in Jugoslavia, mio padre si chiama Sa. Av. e mia madre si chiama Cl., non conosco il cognome, loro quattro mesi fa mi hanno venduto in Jugoslavia a Da. per la somma di 1.700 euro. Da., ha 15 anni e la somma gli è stata data da sua madre Ol. e dal padre Pe.. Non conosco i cognomi di Da., di sua madre e di suo padre. Con il nostro rito religioso mi sono sposata con il Da., poi lui, sua madre e suo padre mi hanno portata in Italia e precisamente a Napoli nel campo nomadi sito a Scampia. Appena siamo giunti a Napoli, Da., insieme a suo padre e a sua madre mi hanno obbligata a chiedere l'elemosina e tutti i giorni mi portavano con il loro furgone di colore bianco, la mattina presto, al semaforo sito vicino al bosco di Capodimonte, mi dicevano che dovevo chiedere l'elemosina ai conducenti delle auto di passaggio e che dovevo guadagnare almeno la somma di 60 euro, in caso contrario mi avrebbero picchiata. Tutte le sere mi venivano a prendere alle ore 20.00 circa, naturalmente avevo digiunato per tutta la giornata e se non avevo racimolato la somma prevista, mi facevano andare a letto, dopo avermi picchiato, a digiuno.
Quello che mi picchia di più è Da.,. mio marito, non ce la faccio più a sopportare questa vita, ho paura e terrore di loro, non voglio far ritorno da Da. e da suo padre e sua madre.
Da. mi picchia dandomi dei pugni in testa e sulle braccia e gli schiaffi sul viso. Mi picchia anche mia suocera perché pretende che faccia le pulizie di casa quando rientro la sera tardi.
Nel campo nomadi oltre a Da., la madre ed il padre, ci sono il fratello di Da., la moglie ed i suoi quattro figli. Non conosco il nome del fratello di Da., né della moglie.
A.D.R. Da. ha 15 anni, è alto 165 cm, è robusto, ha i capelli castani e gli occhi neri. Lui è molto violento, quando la sera andiamo a dormire, lui vuole fare sempre sesso con me, io gli dico che ho mal di testa e che preferisco dormire, ma Da. si arrabbia incomincia a picchiarmi e poi mi costringe a fare l'amore con lui. A me non piace fare l'amore con lui però ho paura di Da. perché mi picchia sempre costringendomi a cedere alle sue richieste. La mattina quando ci svegliamo lui racconta tutto alla madre, allora mia suocera, rivolgendosi a me mi chiede perché Da. mi ha picchiata la sera prima, io gli rispondo di non sapere il motivo, ma lei a sua volta mi dice: "IO LO SO PERCHE' TI HA PICCHIATO, SE POI TU NON DORMIRE CON LUI; ECCO PERCHE' TI PICCHIA".
A.D.R. Si se vedessi in fotografia o di persona Da., sua madre e suo padre sarei in grado di riconoscerli senza ombra di dubbio.
A.D.R. Non voglio più tornare nel campo nomadi dove vive Da., la madre ed il padre, negli ultimi giorni mi hanno picchiata selvaggiamente ogni sera perché non riuscivo a racimolare la somma di 60 euro. Non ce la faccio più, sono stanca di fare questa vita."
Il procedimento avviato a seguito della denuncia (instaurato inizialmente solo presso la Procura del Tribunale per i Minorenni di Napoli) conduceva immediatamente alla sistemazione della minore presso una Comunità -dapprima la comunità "Alloggio Emmanuel" di Santa Maria Capua Vetere e poi la "Simpson House" di Mondragone, ove la stessa aveva l'opportunità di intraprendere anche gli studi scolastici (cfr dichiarazioni rese in data 27.3.13 da In. Sa., responsabile del percorso educativo intrapreso dalla minore).
Nel corso delle indagini, plurime sono state le occasioni in cui Sa. Lu. è stata ascoltata in ordine agli abusi da lei stessa denunciati: nelle date del 26 maggio 2012 e del 6 febbraio 2013 (allorquando la minore effettuava anche la ricognizione fotografica di Mi. Ol., Ra. Pe. e Ra. Di. , laddove invece Ra. Mi. verrà identificato successivamente), sino a giungere poi alla compiuta ricostruzione effettuata in data 27.3.13. Ancora ascoltata in data 21.5.13 nonché in sede di incidente probatorio il 30.10.13
In particolare in data 26 maggio 2012 alla costante presenza di una educatrice, la minore Sa. Lu. di circa anni 13 e mesi 6 (così valutata l'età all'esito di esame radiografico), ribadiva la sua versione dei fatti dichiarando:
" ...omissis ... In merito a quanto da me raccontato in data 24 u.s., posso precisare che parlo e comprendo bene la lingua italiana, nonostante stia da circa cinque mesi in Italia. perché quando vivevo con la mia famiglia in Serbia seguivo tutti i giorni programmi televisivi trasmessi dalla televisione italiana. In particolare seguivo con molto interesse un serial intitolato Famiglia Soprano. Per quanto riguarda le violenze sessuali che ero costretta a subire da mio marito, Da., posso dire che le cose andavano in questo modo: la sera dopo essere stata una giornata in piedi, vicino al semaforo di San Rocco, tornavo a casa prelevata da Da. verso le ore 20.00. Io ero stanchissima, l'unico mio desiderio era quello di mangiare qualcosa e di mettermi a letto a riposare. Da. invece, si metteva accanto a me sul letto ed iniziava ad infastidirmi toccandomi in mezzo alle gambe ed il seno, facendomi capire che voleva stare con me. Io gli dicevo che non volevo e che doveva lasciarmi stare perché ero stanca e volevo dormire ma lui insisteva nel toccarmi per voler stare con me.
Quando ero decisa di non voler stare con lui si arrabbiava e mi picchiava. Alcune volte mi legava anche le mani, anzi con precisione mi bloccava le mie mani con le sue, poi si metteva su di me e mi penetrava, meglio metteva il suo coso davanti ed anche nel culo. Altre volte Da., si metteva anche dietro di me e sempre con la forza mi costringeva a stare con lui. Io e Da. vivevamo nella stessa roulottes dei miei suoceri, io e lui avevamo un letto solo nostro. Quando Da. stava con me alle volte erano presenti anche i miei suoceri che potevano vedere quello che succedeva. Anche io alcune volte ho visto i miei suoceri che facevano l'amore. Da. voleva stare con me quasi tutte le sere, io alcune volte, per non prendere altre botte, stavo con lui. Il giorno che sono venuta da voi non sono stata con Da. perché lui è tornato a casa alle 03.00 di notte. In merito ai maltrattamenti, posso dire che Da. e la mamma Ol., spesso mi picchiavano con schiaffi e pugni sul corpo ed in faccia, io mi difendevo mettendo le mie mani sul viso. Pe. invece, non mi ha mai picchiato, mi ha sempre detto che sono una puttana e mi diceva altre parolacce. Ol. invece, mi picchiava anche quando portavo pochi soldi la sera, mi diceva che, se andavo con altri uomini, anche per solo dieci minuti, guadagnavo ancora più soldi. Io non sono mai voluta andare con altri uomini... "
In data 27 marzo 2013 dinanzi al P.M. titolare (ed al PM presso il Tribunale dei Minori) Sa. Lu. ricostruiva in maniera ancora più precisa e dettagliata la tragica esperienza vissuta.
Narrava, in particolare, del padre violento e dedito all'alcol, della madre affetta da problemi pischici, aggiungendo che le ristrettezze economiche in cui versava la sua famiglia di origine avevano indotto il padre a "vendere" la prima figlia Go. - che era sta comprata da un cugino del Da. - e successivamente a "vendere" anche lei, ancora quattordicenne, alla famiglia del Da. secondo l'uso dei cergeat. Riferiva, inoltre, l'incontro traumatico con lo sposo avvenuto in Italia, dove era stata condotta dal suocero Pe. e dal fratello del Da., Mi.; descriveva il comportamento violento del Da. che la costringeva ad atti sessuali anche con penetrazioni anali nonché le brutali percosse ricevute. Precisava inoltre che non le era consentito l'uso della lavatrice né di mangiare a tavola. Riferiva ancora di essere stata picchiata per essersi rifiutata di andare a chiedere l'elemosina e tutte le volte in cui, a fine giornata, non portava almeno 50 euro, di essere stata aiutata dalle persone che aveva conosciuto ai semafori mentre chiedeva l'elemosina in particolare da una certa signora Am. ("che è la fruttivendola che ha il negozio vicino al semaforo nei pressi del supermercato SIGMA. a San Rocco"). Questa signora Am. mi portava un panino, o mi invitava a mangiare un piatto di pasta a casa sua").
DOMANDA: Dove sei nata e cresciuta?
RISPOSTA: Sono nata in Romania, ma sono cresciuta a VRSAZ, citta della Jugoslavia vicino al confine con la Romania, dove mi sono trasferita quando avevo due anni. Parlo jugoslavo, il rumeno, ho imparato lo spagnolo guardando serie tv, ed ho imparato anche l'italiano che parlo e capisco benissimo, poiché ho chiesto l'elemosina per le strade in Italia.
Lo spagnolo e l'italiano si assomiglino molto così è stato facile passare dallo spagnolo all'italiano. In Italia sono andata a scuola, da un mese circa. In Jugoslavia non ho frequentato scuole, ma grazie a libri che mi prestava una signora ricca che mi voleva bene.
ho imparato da sola. Questa signora mi dava piccole somme, l'ho conosciuta quando chiedevo l'elemosina. In Italia, sono entrata in comunità ed ho imparato altre cose, grazie anche ad una ragazza, Ro..
DOMANDA: A VRSAZ abitavi in una casa o in una roulotte?
RISPOSTA: In una baracca, di legno, con tappeti, con il tetto coperto di foglie. Mio papà si chiama Sa. Av. e mia mamma si chiama Co. Cl., Mia mamma è rumena e mio papà jugoslavo. Mio papà è rom, mia mamma è rumena. Mio papà non lavorava: neanche mia mamma lavorava. Mio papà dormiva, beveva birra, stava con gli amici. La mamma era malata stava sempre al letto, venne ricoverata in una clinica per i pazzi, aveva questi problemi perché papà si ubriacava e la picchiava sempre.
DOMANDA: Cosa faceva quando stavi con la tua famiglia?
RISPOSTA: Mi svegliavo alle 7, facevo il caffè, andavo a prendere l'acqua, andavo a chiedere l'elemosina dalla mattina alle 8 alle 12, poi nel pomeriggio dalle 2 fino alle 8.
Prendevo 50, 60 euro a volte 20 euro al giorno, là si chiamano dinara, ma è lo stesso. Ho cominciato questa vita quando avevo sei anni. Prima la mia famiglia, di papà, era ricca.
Abitavamo in una casa, poi papà ha speso tutto in bere e donne.
DOMANDA: Di che religione sei?
RISPOSTA: Sono di religione cattolica, anche la mia famiglia lo è.
DOMANDA: Quanti fratelli hai?
RISPOSTA: Una sorella che ora ha diciotto anni, che si chiama Sa. Co.; Sa. Zi. che ha quattordici anni; Co. Kr., ha preso il cognome di mamma, pur essendo figlio del mio stesso padre.
DOMANDA: Dove sono i tuoi fratelli?
RISPOSTA: Non so nulla dei miei fratelli, che sono con mia mamma e mio papà. Mia sorella si trova qui nel campo nomadi di Secondigliano, si è trasferita con il marito dalla Jugoslavia dal 2011, il marito si chiama Pe. (nome) e Ra.; sono scappati dalla Jugoslavia perché Pe. Ra. ha ammazzato una persona con dei suoi amici.
DOMANDA: Come è avvenuto che sei venuta in Italia?
RISPOSTA: Nel 2010 è venuto a casa nostra un signore di nome Zo. Mi., che ha detto a mio papà se voleva far sposare mia sorella per suo figlio; ed ha chiesto "quanto costa tua figlia!" Non è un uso della mia famiglia che le donne vengano vendute ma noi eravamo poveri, e mio papà avevano delle brutte compagnie. Zo. Mi. è un cergat, uno zingaro, ed ha comperato mia sorella Sa. Co. per duemila euro. Così ha sposato Pe. Ra., che è il figlio di Zo. Mi., perché la mamma di Pe. è una Ra.. Io ero al matrimonio, si è celebrato a casa loro, perché Zo. era ricco. E' stata solo la festa, non c'è stata una cerimonia religiosa. Nei loro usi il matrimonio avviene con l'acquisto della ragazza, che deve essere vergine, poi si va a letto; se la ragazza non è vergine viene rimandata indietro. Non ci sono documenti o altro. Mia sorella non era vergine ma non è stata rimandata indietro, perché Zo. aveva saputo da mio papà che Go. non era vergine e così l'aveva pagata solo 2mila euro, mentre in caso contrario avrebbe pagato fino a 30mila euro. Dopo un anno, quando io ho compiuto quattordici anni, con i miei genitori sono andata a trovare la suocera di mia sorella. Mia sorella mi ha chiesto se volevo sposare il cugino di suo marito, Da. Mi., che è la persona che ho sposato. Devo dire che non so se il cognome vero sia Mi. o Ra., comunque è lo stesso cognome del marito di mia sorella. In fotografia ho riconosciuto Da. ed i suoi genitori.
DOMANDA: Quando hai conosciuto per la prima volta Da.?
RISPOSTA: Quando sono venuta in Italia. Però sono stata comperata in Jugoslavia. Mia sorella mia aveva detto che sposandomi avrei avuto una vita migliore, non come quella che facevo con la mia famiglia, dove papà picchiava me e la mamma. Io ho detto no. Ma mia sorella ha organizzato tutto, dicendo di sposarlo, convinta che sarei stata meglio. Papà lo ha fatto solo per i soldi. E' successo a casa di Zo. Mi., mio suocero Pe. (nome) Mi. o Ra. ( cognome) ha portato i soldi e li ha dati a mio papà. C'era anche Mi., suo figlio e fratello di Da.. A quel punto mi hanno preso ma io non ho protestato perché pensavo comunque di cambiare vita. Sono rimasta un mese a casa loro, con Mi. e Mi. e basta. Ho fatto servizi. Mia mamma dormiva dalla suocera di mia sorella. L'altra parte della famiglia, Ol., Da. e Ma., sorella di Da., erano in Italia. Mi. è sposato con Go., hanno quattro figli, due maschi e due femmine. Anche la moglie ed i figli di Mi. erano in Italia insieme a Ol. e Da., al campo nomadi di Secondigliano, come io sapevo già dalla Jugoslavia.
DOMANDA: Quando sei venuta in Italia?
RISPOSTA: Sono venuta in Italia nel gennaio 2012; siamo venuti in Italia io, Pe. e Mi. con il furgone bianco, non ricordo bene la strada ma non siamo venuti in nave; ci abbiamo messo un giorno di viaggio, dalle 4 del pomeriggio sino alle tredici del giorno dopo. Siamo andati direttamente al campo nomadi di Secondigliano dove ho incontrato Da., che lì vive con la famiglia in una roulotte. Mi sono messa paura, perché Da. è brutto. Mia suocera Ol. mi ha detto: vai in stanza e vai a letto con Da.. Ol. mi ha detto anche: "spogliati". Lì c'erano Da. e la mamma, c'era un letto matrimoniale, quello dei miei suoceri.
L'Ufficio dà atto che Sa. Lu. piange.
RISPOSTA (continua): Da. era nudo, ed io piangevo. E' un brutto ricordo. Mia suocera Ol. è uscita mentre io piangevo, ma non la facevo accorgere perché avevo paura che mi picchiasse. Loro, i Ce., dicono che quando qualcuno prima delle nozze piange, la casa, il matrimonio è maledetto. Mia sorella mi aveva detto di essere brava, se no loro mi picchiavano.
DOMANDA: Cosa avvenne poi?
RISPOSTA: Da. mi vide piangere e mi chiese perché. Io dissi: mi manca mia madre. Siamo stati insieme ed è stata un'esperienza brutta. Non gli ho detto che non mi era piaciuta, né lui me lo ha chiesto.
DOMANDA: Quanto tempo dopo Da. ha cominciato a picchiarti?
RISPOSTA: Dopo dieci giorni Da. ha incominciato a picchiarmi, era geloso perché un ragazzo mi aveva accompagnato, non era contento perché non portavo soldi a casa con l'elemosina, perché non conoscevo ancora bene l'italiano, e perché gli dicevo che avevo mal di testa e non volevo fare sesso con lui. Mi ha picchiato con la cintura.
DOMANDA: Avete avuto un rapporto sessuale completo?
RISPOSTA: Sì, quella volta solo davanti. Poi Da. mi ha costretta fare sesso in tanti modi, anche con penetrazioni anali, mi faceva male. Da. è forte, mi picchiava con pugni in testa e mi manteneva. Da. ed io abitavamo in una roulotte non distante da quella dei miei suoceri. Quando facevamo sesso eravamo soli.
DOMANDA: I tuoi suoceri sapevano che Da. ti picchiava per fare sesso con te?
RISPOSTA: Sì, perché Da. diceva ai genitori, che vedevano i lividi sulla mia faccia, che io non volevo andare a letto con me; loro lo rimproveravano e quella era la giustificazione di Da..
(A) DOMANDA (RISPONDE): Sono stata insieme sessualmente con Da. tante volte e quasi sempre mi ha picchiato; solo due o tre volte non è successo, proprio all'inizio e non gli dicevo di no.
DOMANDA: Chi ti ha mandato a chiedere l'elemosina?
RISPOSTA: Mia suocera Ol., perché era lei a comandare. Mio suocero non faceva niente tutto il giorno. Anche Da. non faceva niente tutto il giorno. Ma. andava anche lei a chiedere l'elemosina e poi quando tornava comperava solo per lei i vestiti e per lei no.
DOMANDA: Da quando hai saputo che dovevi chiedere l'elemosina in Italia?
RISPOSTA: Quando sono venuta in Italia sapevo che sarei stata messa a chiedere l'elemosina. Loro pagarono mio padre 1.700 euro per comperarmi e tutti loro, mia suocera Ol., mio suocero Pe., Da., Ma. mia cognata e Go., mia cognata, mi dicevano che dovevo recuperare i 1.700 euro andando a chiedere l'elemosina a Pozzuoli, in chiesa a Secondigliano, al Vomero davanti ad una chiesa, al semaforo di San Rocco di Secondigliano vicino al supermercato SIGMA.
DOMANDA: In quali occasioni sei stata picchiata per chiedere l'elemosina?
RISPOSTA: Mia suocera mi mandava a chiedere l'elemosina e, quando io mi sono rifiutata, mi ha picchiata con la mazza della scopa. Mio suocero mi ha picchiato in due occasioni, perché Da. gli aveva riferito che io parlavo male di loro. Da. mi picchiava quando voleva fare sesso con me e mi violentava. In effetti, mi dicevano che dovevo rimborsare loro i 1.700 euro che avevano pagato mio padre ma sebbene io ogni giorno chiedessi l'elemosina questa somma non arrivava mai a completarsi, in effetti loro rubavano i miei soldi.
DOMANDA: cosa accadeva se non portavi i soldi a casa dell'elemosina?
RISPOSTA: Ol. e Da. mi picchiavano e mi dicevano che se non portavo i soldi mi mettevano a fare la puttana. C'era una somma di 50 euro minimo che dovevo portare ogni giorno, ma se prendevo più soldi non li potevo prendere per me, li tenevano per loro.
DOMANDA: Come mangiavi?
RISPOSTA: Io mangiavo grazie ad una certa signora Am. che è la fruttivendola che ha il negozio vicino al semaforo nei pressi del supermercato SIGMA, a San Rocco. Questa signora Am. mi portava un panino, o mi invitava a mangiare un piatto di pasta a casa sua. Da. mangiava dai genitori ed io non ho mangiato mai con loro, perché loro mi volevano tenere lontano, Ho mangiato con loro solo la prima volta che sono venuta in Italia; non mi davano mai da mangiare, né io chiedevo a loro di mangiare, ma non mi hanno mai invitato a tavola con loro. Trovavano una scusa per mandarmi a fare altro così non mi davano da mangiare.
DOMANDA: come ti sostenevi?
RISPOSTA: Io rubavo il mangiare a loro, del pane, il resto era controllato. Non se ne sono mai accorti.
DOMANDA: Se portavi o no la somma della elemosina ti garantiva il mangiare ed il vestire quotidiano?
RISPOSTA: Non mi garantiva.
DOMANDA: Quando non incontravi la signora Am. come mangiavi?
RISPOSTA: Mi comperavo qualcosa con i soldi delle elemosine oppure grazie a qualcosa che mi davano delle signore in giro. Anche nel supermercato SIGMA mi davano qualcosa, in particolare un certo Gi.. Alla chiesa del Vomero, che si trova vicino ad una grande piazza, ho conosciuto il parroco, di cui non ricorso il nome. Sui posti dove chiedevo l'elemosina arrivavo grazie al pullmann che prendevo da sola.
DOMANDA: Come ti vestivi?
RISPOSTA: Avevo due gonne, due maglie, giubbino che lavavo io a mano anche se i genitori di Da. hanno la lavatrice e c'è la corrente elettrica al campo. In quattro mesi che sono stato con loro non mi hanno comperato nulla da vestire; qualcosa mi è stato regalato da signore al semaforo o negli altri posti dove andavo a chiedere l'elemosina, ma la maggior parte se la prendeva mia cognata.
DOMANDA: quanto guadagnavi ogni giorno?
RISPOSTA: Prendevo 50 euro, se ne portavo di meno, mi picchiavano e mi minacciavano di mandarmi a fare al puttana. Se portavo molto di più, anche 100 euro, facevano finta di niente. lo stavo a chiedere l'elemosina dalle 7 di mattina fino all'una-due ed il pomeriggio dalle 3 fino alle 8,00 e dalle 8,00 all'una di notte. La domenica era orario continuato, fino alla mezzanotte.
DOMANDA: Eri sola a chiedere l'elemosina?
RISPOSTA: Qualche volta ero con mia cognata Ma., ma la maggior parte delle volte ero sola.
DOMANDA: Ma. era trattata meglio di te?
RISPOSTA: Era trattata benissimo perché era figlia.
DOMANDA: Go. era trattata meglio di te?
RISPOSTA: Go. era trattata meglio perché stava con loro da molto più tempo ed ha quattro figli.
DOMANDA: Come mai non sei rimasta incinta nonostante i tanti rapporti sessuali con Da.?
RISPOSTA: Quando venni in Italia non avevo ancora il ciclo e così per tre mesi, poi mi è venuto il ciclo; dopo quella volta ho iniziato a prendere delle pillole anticoncezionali che mi aveva dato mia mamma in Jugoslavia. Io non volevo assolutamente rimanere incinta perché ero piccola. Quando io sono partita con loro io già sapevo che sarei potuta essere maltrattata, picchiata e così mia madre mi ha dato le pillole.
DOMANDA: Quando hai deciso di parlare con i poliziotti?
RISPOSTA: Quando Da. mi ha buttato fuori dalla nostra roulotte perché voleva fare sesso con me ed io non mi piaceva ed ho detto, mi sono stufata e sono andata dai poliziotti. Sin dall'inizio io ho visto che mi picchiavano, mi maltrattavano e volevo fuggire.
La signora Am., a cui avevo confidato tutto, mi voleva aiutare. Mi voleva accompagnare dalle suore; anche Te. la figlia di Am., e Sa., un 'amica di Am., mi accompagnarono dalle suore a trecento metri dal semaforo di San Rocco. Io chiesi se mi potevano ospitare ma le suore mi hanno detto che ci potevano stare solo i bambini di colore. Am. mi ha detto che non poteva accompagnarmi alla polizia, dicendomi aspetta fino a domani e poi il giorno dopo mi ha detto di andare dalla polizia a cavallo, ci sono andata da sola un giorno di sole e ho detto loro "vi devo dire una cosa, mi picchiano, mi trattano male" e quando ho detto che sono sposata e quando hanno sentito hanno detto "poverina, ti vogliamo aiutare". Sono andata con loro e poi mi hanno chiesto di tornare il giorno dopo. Così feci, Am. e sua figlia Te. mi hanno accompagnato dalla polizia a cavallo. Grazie a Dio, era una vita bruttissima.
In data 21.05.2013 si provvedeva, ancora una volta, ad assumere a sommarie informazioni la minore nel corso della cui deposizione la stessa, tra l'altro, effettuava l'esatta identificazione di Ra. Mi. indicato come colui che la portò unitamente a Ra. Pe. dalla ex Jugoslavia in Italia. In tale occasione la Lu. precisava anche le modalità dell'"acquisto".
Domanda: " ...omissis...Ci puoi dire che ti ha aiutato a lasciare il tuo paese di origine per venire in Italia?
Adr ...omissis.. .Pe. e mio padre si misero d'accordo per stabilire il prezzo della mia vendita che se ricordo bene fu di 1.700 euro (millesettecentoeuro). Pe. venne in Jugoslavia, precisamente a Lajkovac, dove si trovava mio padre, dopo aver parlato con lui si recò a Buvljak dove vivevo con mia madre ed i miei fratelli. Dopo essersi accertato che ero una bella ragazzina ed ero vergine in quanto mia madre gli aveva detto che non avevo ancora avuto le mestruazioni, ha offerto la somma di 1.700 euro per la mia compravendita. Pe. con il suo furgone bianco ha accompagnato me, mia madre ed i miei due fratelli a Laikovac da mio padre, poi dopo avergli dato la somma pattuita, mi ha condotto con il suo furgone a casa sua sita sempre a Laikovac. Sono rimasta a casa sua per circa 20 giorni, poi Pe. con mio padre e mia madre hanno fatto i documenti per ottenere il mio passaporto, poi i miei genitori lo hanno consegnato a Pe. e suo figlio Ra. Mi.. con il loro furgone bianco siamo partiti per l'Italia, dopo circa una giornata di viaggio siamo giunti al campo nomadi di Scampia ...omissis ... Milan ha 25/30 anni, è alto circa 175 cm, ha capelli neri corti, occhi scuri, viso rotondo, porta la barba curata sin dalle basette, ha la carnagione scura è di corporatura robusta. Ha 4 figli, la moglie si chiama Go., mentre tre figli si chiamano Fr., Ke. e Sa., non mi ricordo il nome dell'altra figlia. Se lo dovessi vedere di persona o in fotografia sicuramente lo saprei riconoscere...omissis...Ra. Mi. abita nel campo nomadi di Scampia con sua moglie ed i suoi figli e precisamente accanto all'abitazione di mia suocera e di Da. ..omissis ... ",
A fronte di tali elementi, nel settembre 2013 in accoglimento della richiesta del PM veniva applicata la misura cautelare in carcere nei confronti degli odierni imputati. In sede di interrogatorio di garanzia tutti e tre negavano gli addebiti tuttavia Ra. Mi. ammetteva che unitamente al padre aveva dato alla famiglia della denunciante la somma di euro 1.700,00, sia pure come "aiuto economico" e non a titolo di prezzo per l'"acquisto" della ragazza, come invece sostenuto dalla denunciante.
Ciò posto va detto che in tema di valutazione probatoria, la deposizione della persona offesa dal reato, anche se non è equiparabile a quella del testimone estraneo, può essere da sola assunta come fonte di prova, ove venga sottoposta ad un'indagine positiva sulla credibilità soggettiva ed oggettiva di chi l'ha resa. (sul punto, cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3348 del 13/11/2003 Ud. dep. 29/01/2004, Rv. 227493, Pacca e altro).
Ebbene nel caso di specie, In primo luogo, si deve tenere conto della coerenza delle dichiarazioni di Sa. Lu. che ha mostrato, nonostante la giovane età, attitudine a raccordare le informazioni che riguardano la sua esperienza di vita così drammatica, decidendo di denunciare gli imputati dopo aver maturato per alcuni mesi la decisione al fine di sottrarsi alle violenze ed ai soprusi subiti probabilmente perché satura ma anche perché incoraggiata da terzi offertisi di aiutarla.
Del resto significativo che le dichiarazioni della minore siano rimaste coerenti, anche a distanza di tempo, e che la versione offerta con la prima denuncia sia stata dalla Lu. essenzialmente confermata in sede di incidente probatorio, avendo la persona offesa aggiunto anche una serie di particolari e circostanze (quali la sottrazione del passaporto ad opera degli imputati, che la rendeva sostanzialmente ostaggio degli stessi). Non si rinvengono - come invece asserito dalla difesa - discrasie rilevanti tra quanto dichiarato dalla persona offesa in precedenza e quanto dichiarato dalla medesima in data 30.10.13 in sede di incidente probatorio.
Anche in tale ultima occasione, la minore ha infatti ribadito i comportamenti violenti e minacciosi di cui è stata destinataria da parte del Da. e dei suoi genitori ed altresì del viaggio in Italia compiuto unitamente agli imputati Ra. Pe. e Mi. per essere data in moglie al figlio minore Da. per volontà dei rispettivi capo famiglia e contro la sua volontà - sia pure al momento non manifestata. Ha altresì riaffermato che il Pe. alla presenza del Mi. aveva concluso con suo padre la trattativa consegnando la somma di euro 1.700,00 per l'acquisto (ribadendo che anche la sorella Go. era stata qualche anno prima acquistata dai parenti del Pe. per un prezzo di 2.000,00 euro). Ha nuovamente raccontato di aver incontrato per la prima volta in Italia il Da. e la di lui madre Mi. Ol. e che gli imputati le dicevano che il denaro che riusciva a recuperare con l'elemosina era necessario per ripagare gli stessi della somma spesa per il suo acquisto (cfr verbale dell'incidente probatorio del 30.10.13).
Quanto all'apparente contraddizione in ordine alla circostanza del pagamento di una somma maggiore per l'acquisto della sorella Go. (duemila euro) nonostante la stessa non fosse più vergine ha trovato adeguata spiegazione in quanto dalla stessa Lu. evidenziato nel corso dell'incidente probatorio ovvero che secondo la tradizione dei cergat il valore economico di una donna è da valutarsi complessivamente per le doti fisiche della ragazza e per la sua pregressa esperienza.
Peraltro al riguardo notevoli sono state le contraddizioni tra le dichiarazioni degli imputati rese in sede di interrogatorio di garanzia e quanto riferito dagli stessi nel corso dell'esame:
mentre il Ra. Mi. (che dinanzi al GIP ha ammesso la dazione della somma di euro 1.700 sia pure soltanto come "aiuto economico") in sede di esame ha negato il pagamento di tale somma dichiarando che da parte sua e del padre erano soltanto state affrontate le spese per fare una festa in ex-Jugoslavia, la Mi. ha invece riferito di aver saputo dal marito che lo stesso aveva aiutato la famiglia di origine della Lu. con qualche centinaio di euro, precisando che la somma di euro 1.700,00 era incompatibile con le loro disponibilità economiche.
Parimenti non si rinvengono rilevanti discrasie, e pertanto va ribadita la attendibilità della persona offesa, anche con riferimento all'insorgenza del ciclo mestruale ed all'adozione di metodi anticoncenzionali, laddove invero in sede di incidente probatorio la minore ha efficacemente illustrato l'improprio saltuario utilizzo delle pillole anticoncenzionali che le erano state dalla madre, già all'epoca in cui non era fertile, con ciò palesando la sua condizione di giustificabile ignoranza sull'argomento, come risultante anche dalla consulenza.
Ed infatti il narrato della minore, sempre coerente e dettagliato, è stato sottoposto correttamente - anche ad un vaglio di attendibilità, onde accertare la credibilità intrinseca della dichiarante, attesa la sua giovane età.
Ebbene la dott.ssa Fe. Vi., psicologa psicoterapeuta, alla quale in data 27.03.13 veniva affidato il quesito relativo alla validazione del narrato della Sa. Lu.(1), a seguito di tre incontri con la minore (11/04/13, 15/04/13 e 15/05/13), concludeva per una sua piena credibilità e per l'attendibilità delle relative dichiarazioni:
"... La minore è in grado di rendere idonea testimonianza sui fatti per cui si procede. Sia per le sue capacità intellettive, sia in assenza di condizioni psicopatologiche che possano inficiare tale capacità. "(...) Assenza di evidenti condizionamenti o manipolazioni esterne (...) Mancanza di preoccupazione ad essere convincente (...)nessun segnale di personalità mitomane... " (...) 'Attualmente la minore presenta un quadro di personalità caratterizzato da un assetto post traumatico in cui si riscontrano segni e sintomi comportamentali relativi a pregressi abusi fisici, psicologici, sessuali. Si assiste ad un'organizzazione difensiva, in cui sono prevalenti meccanismi di evitamento, negazione, rimozione e intellettualizzazione.
L'analisi del contenuto delle sue affermazioni (tramite l'applicazione del modello di indagine SVA) fa ritenere, molto verosimilmente, che la minore abbia realmente vissuto le esperienze denunciate. L'atteggiamento di chiusura e di rifiuto a trattare questi temi è congruente con i contenuti d'abuso" (cfr relazione peritale dep. il 16.05.13)
Ad ulteriore conforto e riscontro estrinseco delle dichiarazioni della persona offesa si pongono inoltre le dichiarazioni rese da Ta. Am., Ca. Te. e Gr. Ro. le quali, sentite come persone informate sui fatti, hanno confermato in toto la versione offerta dalla denunciante, riferendo di aver visto la Lu. chiedere l'elemosina nella zona di Capodimonte durante il giorno, anche in avverse condizioni di tempo, di averne più volte raccolto le confidenze sui maltrattamenti subiti dalla famiglia del marito e dal marito stesso, delle violenze sessuali subite.
Tutte e tre hanno confermato che la ragazzina (che conoscono come Ca., lo stesso nome poi utilizzato in Comunità), aveva confidato loro che non voleva chiedere l'elemosina ai semafori, che il marito ed i suoceri la obbligavano a farlo e che se non portava a casa una certa somma di denaro la picchiavano, che la sera doveva obbligatoriamente fare le pulizie e le faccende di casa".
Riferivano inoltre del suo stato di malnutrizione - tanto che spesso le davano da mangiare - e del consiglio di rivolgersi dapprima ad una casa di accoglienza gestita da suore e poi alla Polizia a cavallo di Capodimonte.
Aggiungevano che la giovane veniva accompagnata la mattina nel pressi del semaforo in piazza San Rocco e prelevata la sera verso le ore 19.30 (2).
Piena l'identificazione dei soggetti coinvolti, riconosciuti in fotografia dalla p.o. da ultimo anche in sede di incidente probatorio.
Corretta è poi la qualificazione giuridica dei fatti.
Presupposto comune ad entrambe le fattispecie in contestazione è rappresentato dallo stato soggettivo della vittima di tali reati, che viene a trovarsi nella condizione di subire l'esercizio di poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà, o comunque è ridotta o mantenuta in uno stato di soggezione continuativa, costretta a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio, o comunque a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento. Invero, la nuova formulazione del reato di riduzione o mantenimento in schiavitù, introdotta dalla L. n. 228/2003, ha definito la nozione di schiavitù (in perfetta aderenza all'istanza di tassatività propria del diritto penale), in precedenza desunta dalla Convenzione di Ginevra sull'abolizione della schiavitù del 25 settembre 1926. Sono stati in tal modo ridefiniti i contorni di un delitto a fattispecie plurima, integrato alternativamente dalla condotta di chi esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli spettanti al proprietario o dalla condotta di colui che riduce o mantiene una persona in stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o, comunque, a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento. Tale ultima fattispecie configura, poi, un reato di evento a forma vincolata in cui l'evento, consistente nello stato di soggezione continuativa in cui la vittima è costretta a svolgere date prestazioni, deve essere ottenuto dall'agente alternativamente mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità ovvero approfittamento di una situazione di necessità (inteso come situazione di debolezza o mancanza morale e materiale atta a condizionare la volontà della persona; cfr. Cass. n. 81/2005; Cass. n. 4012/06; Cass. n. 284/07).
Ne deriva che perché sussista la costrizione ad una delle condotte specificamente previste dall' art 600 co 1 cp nei confronti di un soggetto che si trovi in una situazione di inferiorità fisica o psichica - in tutta evidenza connaturale nella condizione di un minorenne - rispetto ad un uomo adulto ovvero in una situazione di necessità, è sufficiente l'approfittamento di tale situazione da parte dell'autore, laddove l'uso della violenza, della minaccia, dell'inganno o dell'abuso di autorità, può accompagnarsi o meno al suddetto approfittamento.
Orbene, dalla circostanziata ricostruzione resa dalla persona offesa emerge incontrovertibilmente la prova in ordine ai su rappresentati elementi costitutivi della fattispecie, sia quanto allo stato di soggezione fisica e morale (determinato dalla minore età, dalla mancanza di mezzi di sostentamento, dalle continue percosse e minacce, nonchè dalle condizioni di vita precarie cui la vittima era soggetta); sia quanto alla costrizione finalizzata alle prestazioni (sessuali, per come riferito dalla p.o.), oltre che lavorative (laddove il mancato raggiungimento della cifra di 50, 60 euro al giorno determinava reazioni violente). Il trasferimento della ragazzina in Italia, senza alcuna possibilità che la stessa si potesse opporre, ove era già destinata ad andare in "moglie al figlio minore degli imputati e ad essere sfruttata mediante prestazioni lavorative coattive per l'accattonaggio, con sottrazione delle somme così guadagnate, senza alcuna garanzia di vitto, alloggio, e vestizione sono tutte condotte che dimostrano l'approfittamento della situazione di soggezione fisica e morale da parte degli imputati.
Né appare fondato il rilievo difensivo secondo il quale in considerazione delle radicate tradizioni culturali dei popoli di etnia rom, cui appartengono i protagonisti di tale vicenda, per i quali l'accattonaggio assume il valore di un vero e proprio sistema di vita, la condotta degli imputati andrebbe ricondotta nella previsione di cui all'art 572 cp: infatti secondo l'ormai consolidato orientamento della Cassazione va esclusa ogni rilevanza scriminante alle tradizioni culturali favorevoli all'accattonaggio, atteso che la consuetudine può avere efficacia scriminante solo in quanto sia stata richiamata da una legge secondo il principio di gerarchia, deve osservarsi che appare pienamente integrato il delitto di cui all'art 601 cp posto che dopo essersi realizzata la vendita della persona (per la somma di 1.700,00 euro), della stessa gli imputati hanno operato la tratta, trasportandola dal paese d'origine in territorio campano.
Con riferimento al Ra. Mi. va infatti rilevato come lo stesso è risultato essere assolutamente al corrente dell'"acquisto" della ragazza per l'importo di euro 1.700,00 come sempre dichiarato dalla Sa. Lu. e come indirettamente ammesso dallo stesso imputato laddove in sede di interrogatorio di garanzia affermava che tale somma evidentemente non incompatibile con le disponibilità economiche familiari - fu dagli stessi data alla famiglia di origine della ragazza come aiuto economico, salvo poi cambiare versione sostenendo in sede di esame che tale somma era stata spesa per festeggiare "perché viene la moglie di mio fratello".
Con riferimento alla posizione dell'imputata Mi. Ol. la stessa in sede di esame ha dichiarato non solo di essere stata messa al corrente dal marito dell'intenzione di 'prendere' la Lu. come moglie per il figlio minore Da. -mentre ancora questi si trovava in ex Jugoslavia - ma altresì di aver essa stessa partecipato alle trattative precisando che già conosceva la sorella della persona offesa andata in moglie qualche anno prima al nipote.
Peraltro il ruolo principale svolto dalla stessa quanto alle condotte di assoggettamento in schiavitù della povera vittima, fonda la sua partecipazione - sia a livello morale che materiale - anche alla condotta contemplata da tale fattispecie, nonostante la donna non abbia preso fisicamente parte alla fase dell'acquisto della ragazza e della successiva tratta.
Del resto il continuativo e perdurante controllo e le conseguenti vessazioni delle quali l'imputata si è resa artefice nei confronti della p.o., una volta raggiunta la destinazione finale, lasciano inferire senza ombra di dubbio l'unitaria regia criminosa sottesa alla tragica vicenda.
Nessun rilievo può poi essere riconosciuto alla circostanza invero soltanto parzialmente dimostrata dalla difesa dell'invio di denaro al padre della Lu. dopo la sua scomparsa.:
l'invio del denaro nulla dimostra in ordine alla condotta degli imputati non escludendo lo sta.
Quanto alla contestazione sub B), pienamente integrato è il compendio probatorio a carico dei genitori dello sposo della Sa. Lu., indicati dalla ragazza come gli artefici (insieme ovviamente al giovane marito per il quale è intervenuta sentenza di condanna da parte del Tribunale dei Minorenni) delle vessazioni e maltrattamenti, come sopra descritti.
L'indentità spazio temporale delle condotte contestate ( capo A e B)) consente di ritenere le medesime unificate dall'identità di disegno criminoso e di affermare così il vincolo della continuazione sotto il più grave reato di cui all'art 600 cp..
Passando alla determinazione della pena, nonostante la estrema gravità dei reati ascritti, si ritiene possano essere riconosciute a tutti gli imputati le attenuanti generiche in misura equivalente alla contestata aggravante per Ra. Pe. e Mi. Ol., ed in misura prevalente per Ra. Mi. tenuto conto per il Ra. Mi. del ruolo secondario svolto ed in considerazione per Ra. Mi. tutti dell'adesione a diverse tradizioni e consuetudini che se non portano - come già detto - a scriminare la condotta giustificano tuttavia un diverso e meno gravoso trattamento sanzionatorio.
Passando dunque alla determinazione della pena tenuto conto dell'entità obiettiva dei fatti, della personalità degli imputati, nonché degli altri criteri di cui all'art. 133 C.P., stimasi equo irrogare nei confronti di Ra. Pe. a pena di anni cinque e mesi otto di reclusione; di Mi. Ol. la pena di anni cinque e mesi otto di reclusione e di Ra. Mi. la pena di anni tre e mesi otto di reclusione così rispettivamente determinata.
* Ra. Pe. p.b., previa concessione delle attenuanti generiche In misura equivalente all'aggravante di cui al 2 co dell'art 600 cp, anni otto di reclusione aumentata per la continuazione alla pena di anni otto e mesi sei di reclusione, ridotta per la scelta del rito alla pena suindicata
* Mi. Ol. p.b. previa concessione delle attenuanti generiche in misura equivalente all'aggravante di cui al 2 co dell'art 600 cp, anni otto di reclusione" aumentata per la continuazione alla pena di anni otto e mesi sei di reclusione, ridotta per la scelta del rito alla pena suindicata
* Ra. Mi. p.b. anni otto di reclusione, ridotta per la concessione delle attenuanti generiche alla pena di anni cinque e mesi sei di reclusione, ridotta per la scelta del rito alla pena suindicata
Alla condanna segue l'addebito delle spese processuali per tutti gli imputati e di mantenimento in stato di custodia cautelare in carcere
Ra. Pe. e Mi. Ol. vanno altresì dichiarati interdetti in perpetuo dai PPUU ed in stato di interdizione legale e di sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori durante l'esecuzione della pena, laddove invece, Ra. Mi. va dichiarato interdetto per la durata di cinque anni dai PPUU.
Il termine per il deposito della motivazione va fissato in gg. 90 stante la complessità delle questioni trattate, durante i quali, ex art. 304, comma l, lett. C) c.p.p. vanno sospesi i termini di custodia cautelare
PQM
P.Q.M.
Letti gli artt. 442, 533 e 535 cpp, dichiara Ra. Pe., Mi. Ol., e Ra. Mi. colpevoli dei reati loro ascritti e riconosciute le attenuanti generiche e applicato l'aumento per la continuazione, li condanna rispettivamente
Ra. Pe. alla pena di anni cinque e mesi otto di reclusione
Mi. Ol. alla pena di anni cinque e mesi otto di reclusione
Ra. Mi. alla pena di anni tre e mesi otto di reclusione
Dichiara Ra. Pe., Mi. Ol. interdetti in perpetuo dai PPUU ed in stato di interdizione legale e di sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori durante l'esecuzione della pena.
Dichiara Ra. Mi. interdetto per la durata di cinque anni dai PPUU.
Condanna gli imputati al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere
Termine di giorni 90 per il deposito della motivazione con sospensione dei termini di custodia cautelare durante tale periodo
Napoli, 3.07.14
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(1) ".. Proceda il CTU, letti gli atti e partecipando all'assunzione di informazioni dalla p.o. Sa. Lu. n. -omissis- cui procederanno i PPMM, alla validazione del narrato della persona offesa; accerti, somministrando alla p.o. test psicologici, se risultino traumi da abuso sessuale o ad altra causa. Ogni altro elemento utile all 'indagine ... ".
(2) In data 4 aprile 2013, Ta. Am., la signora che gestiva il banco di frutta alla via Scaglione n. 3/a dichiarava:
"Sono la signora che gestiva il banco di frutta alla via E. Scaglione al civico n. 3/A. attualmente o meglio dal mese di giugno dell'anno 2012 ho lasciato la mia attività. Ho conosciuto la zingarella che vendeva fiori e calamite nei pressi del semaforo alla piazzetta San Rocco, nel mese di dicembre/gennaio dell'anno 2010 o inizio dell'anno 2011. Mi disse che si chiamava Ca.. Fece amicizia e siccome nel mio negozio di frutta avevo la cucina spesso lei verso le 14.00/15.00 veniva nel mio esercizio commerciale ed io la facevo mangiare. Ca. mi diceva che non voleva chiedere l'elemosina ai semafori, che il marito ed i suoceri la obbligavano a farlo e che se non portava a casa una certa somma di denaro la picchiavano. A me dispiaceva di vederla in quello stato, ricordo che non voleva mai tornare a casa, stava ore ed ore sotto la pioggia, vicino al semaforo a chiedere l'elemosina.
Ricordo che mi chiedeva sempre di aiutarla ed io le consigliai di chiedere aiuto alla Polizia e di andare a Capodimonte dove vi era la Polizia a cavallo. Un giorno non mi ricordo quando, la accompagnai e lei entrò nel bosco di Capodimonte per chiedere aiuto. Da quel giorno non l'ho più rivista...omissis...La sera alle ore 19.00 i suoi parenti la venivano a prendere, a volte con una Fiat Croma grigio topo e a volte con un monovolume. Spesso vedevo un ragazzo un po grassottello e bassino che Ca. mi disse di essere suo marito. A volte vedevo sempre questo ragazzo con una donna di circa 50 anni, sempre anche lei bassa di statura ed un'altra donna giovane che ricordo che Ca. mi disse essere la cognata, cioè la moglie del fratello di suo marito... omissis... Non ricordo i nomi dei suoi parenti a me non interessavano...omissis... La venivano a prendere sempre la sera verso le ore 19,00 nei pressi del semaforo della piazza San Rocco...omissis.. .Ca. mi confidò che quando tornava a casa la sera doveva obbligatoriamente fare le pulizie e le faccende di casa. A volte era costretta a dormire fuori casa, credo in una macchina ma non so per quali motivi...omissis.. .Spesso Ca. mi diceva che il marito e la suocera la picchiavano, credo perché non portava la somma di denaro dovuta ai suoi parenti... omissis... Te. è mia figlia e Sa. è un'amica di mia figlia. Ricordo che loro accompagnarono un giorno Ca. dalle suore di Madre Teresa di Calcutta, mia figlia mi disse che le suore non vollero ospitarla perché accettavano solo i bimbi di colore ed io dissi a Ca. che il giorno dopo l'avrei condotta dalla Polizia sita nel bosco di Capodimonte. E così feci... omissis...
In data 26.6.13 Ca. Te., la figlia di Ca. Te., riferiva:
"Mi chiamo Ca. Te., ho 17 anni, ho conseguito la licenza media l'anno scorso presso la SMS Salvemini di San Rocco, attualmente aiuto mia madre a casa per le faccende domestiche. Ho un fratello a nome Ma. di anni 21 ed una sorella a nome Fi. di anni 25...omissis...Hai conosciuto una ragazza che chiedeva l'elemosina nei pressi del banco della frutta dove lavorava tua madre? ..omissis ... Si, l'ho conosciuta all'inizio dell'anno 2012, ricordo che io mi trovavo fuori al bar della piazzetta a San Rocco, si avvicinò una ragazza più o meno della mia età, le chiesi cosa stava facendo e lei mi rispose che stava aspettando il marito che la veniva a prendere. Io le chiesi come mai già fosse sposata e lei mi rispose che era stata obbligata. Dopo poco che stavamo parlando e dopo avermi detto di chiamarsi Ca., la ragazza fu prelevata nei pressi del bar da una macchina di colore grigio con a bordo un ragazzo, una ragazza ed una donna più grande. Ricordo che mentre parlavamo Ca. mi disse che appena giungeva il marito per prelevarla dovevamo immediatamente interrompere il discorso perché se lo stesso la vedeva che parlavamo si arrabbiava. Ca. mi disse che era costretta a chiedere l'elemosina e a vendere i fazzolettini di carta al semaforo che stava vicino a dove mia madre vendeva la frutta. Il giorno successivo chiamai mia cugina Li. e gli raccontai che avevo conosciuta una ragazza a nome Ca. che vendeva i fazzolettini di carta vicino al semaforo. Nel pomeriggio io e mia cugina tornammo nei pressi del semaforo e incontrammo Ca. vicino al negozio di mia madre. Tra noi cominciò un'amicizia, Ca. ci diceva che se la sera non portava al marito i soldi stabiliti lui la picchiava. Ca. ci disse che veniva picchiata anche se indossava delle gonne più corte, oppure se indossava pantaloni, oppure se usava del profumo. Spesso mia madre faceva mangiare Ca. al negozio, altre volte il pomeriggio non la facevamo lavorare e gli davamo noi i soldi per non farla picchiare dal marito. Questo è durato per circa tre mesi, Ca. chiedeva continuamente di essere aiutata a scappare, io in realtà avevo paura che suo marito e gli altri zingari potevano farci del male. Ho ospitato Ca. anche a casa mia, mi confidava tante cose tra le quali anche che era costretta a fare sesso con il marito anche contro la sua volontà. Ca. mi ha confidato che il marito le attaccava le mani e la costringeva alare sesso. Inoltre Ca. mi ha detto di essere stata venduta dai suoi genitori e di essere stata portata in Italia nel campo nomadi di Scampia. Ricordo che una volta tramite un contatto fittizio creato su face book Ca. chiese aiuto a suo fratello per essere salvata ma non ebbe mai alcuna risposta. Verso la metà del mese di maggio dell'anno scorso io e mia cugina Li. decidemmo di aiutare Ca. portandola presso un centro di accoglienza di suore sito nei pressi del Frullone. In quella occasione ricordo che la suora disse a Ca. che accettavano solo i ragazzi di colore e che lei doveva rivolgersi alla Polizia. Dopo qualche giorno dicemmo a Cassandra di andare nel bosco di Capodimonte e di rivolgersi alla Polizia. Da quel giorno non ho più rivisto Ca.. Più volte ho visto i suoi parenti venire fuori al semaforo e chiedere di lei...omissis... Ti ricordi le condizioni di vita nelle quale era costretta a vivere Ca.?...omissis...Ca. all'inizio era molto trascurata sia nell'igiene che nell'abbigliamento, poi con il passare dei mesi, grazie anche al nostro aiuto, è migliorata notevolmente...omissis ...A che ora Ca. veniva al semaforo e a che ore andava via?...omissis ...Ca. veniva al semaforo verso le ore 10.00 del mattino e andava via alle 19.30 di sera. Era costretta a stare al semaforo anche sotto la pioggia, con il freddo. Ricordo che portava con se una busta con dentro dei fazzolettini ed altri oggetti che doveva vendere. Si da atto che alla minore e alla madre Ta. Am. viene mostrata in visione la foto di Ca., identificata per Sa. Lu. e le stesse la riconoscono senza ombra di dubbio. Si da atto infine che la Ta. Am. riferisce di aver conosciuto Ca. all'inizio dell'anno 2012 e non dell'anno 2011 come erroneamente indicato nel verbale di SIT del 4 aprile c.a.
La stessa Ta. dichiara ancora di aver indicato erroneamente Sa. come cugina della figlia Te. anziché Li., identificata per Gr. Ro., in altri atti generalizzata...omissis ... ..
Gr. Ro., amica della Ca., in pari data, riferiva:
"... omissis ... Sono l'amica di infanzia di Ca. Te., ci conosciamo da quando eravamo piccoline e ci frequentiamo tuttora, inoltre siamo parenti in quanto mia nonna è la cugina del padre di Te. Un giorno, era il mese di febbraio / marzo dell'anno 2012, Te. mi chiamò telefonicamente e mi disse di aver conosciuto una zingarella che chiedeva l'elemosina al semaforo e di andare al negozio di frutta della madre dove ci saremmo incontrati. Arrivai nel negozio ed erano circa le ore 16.00, in quella circostanza conobbi Ca., cioè la zingarella che chiedeva l'elemosina al semaforo sito nella piazzetta di San Rocco. Da quel giorno facemmo amicizia e in alcuni giorni, cioè quando pioveva, Ca. oltre a venire al negozio di frutta, spesso con noi si recava a casa di Te. dove trascorreva alcune ore con noi a chiacchierare. Ca. mi disse che i genitori l'avevano venduta alla famiglia che la teneva nel campo nomadi di Scampia, inoltre mi disse che il marito la picchiava ed anche la suocera la picchiava se non portava più di 20 euro a casa ed anche se portava delle gonne un po' corte. Ricordo che piangeva sempre e che non voleva stare con quella famiglia, chiedeva sempre aiuto a me ed a Te., noi lo dicemmo alla madre di Teresa. Quest'ultima ci consigliò un giorno di portarla dalle suore che sono poco distanti da casa mia, cioè le suore di madre Teresa di Calcutta. La accompagnammo, ma le suore dissero che non potevano tenerla perché ospitavano solo ragazze madre o ragazzi di colore, per cui facemmo ritorno a San Rocco e Ca. attese che suo marito e i suoi parenti la venissero a prendere. Ricordo che giunsero con una macchina di colore grigio, non saprei dire il modello, vidi un ragazzo giovane uscire dall'auto che la prese e la fece salire sull'autovettura, non vidi le altre persone che vi erano sulla predetta auto. Il ragazzo era basso e grassottello...omissis...Dal giorno in cui accompagnai Ca. dalle suore, non l'ho più rivista...omissis...Mi ricordo che le condizioni di vita di Ca. erano pessime inizialmente, i vestiti erano sporchi, era malnutrita. era costretta a chiedere l'elemosina anche quando pioveva e faceva freddo. Noi le demmo dei vestiti e spesso la facevamo andare a casa di Te. per asciugarsi i capelli ed i vestiti quando pioveva. Addirittura le davamo dei soldi per evitare che venisse picchiata quando faceva ritorno a Scampia perché non era riuscita a racimolare la somma di denaro minima che doveva consegnare ai suoi parenti...omissis...Ricordo che Ca. mi diceva sempre che non voleva chiedere l'elemosina ai semafori ma che era costretta a farlo dal marito e dalla suocera...omissis...Ca. veniva accompagnata al semaforo verso le 10 di mattina e andava via verso le ore 19.30 circa. Era costretta a stare al semaforo anche sotto la pioggia...omissis...Un giorno mentre eravamo a casa di Te. e stavamo chattando su facebook, ricordo che Ca. ci chiese di contattare il fratello, allora creammo un falso contatto su facebook e Ca. inviò un messaggio al fratello nel quale chiedeva aiuto. Purtroppo il fratello non rispose mai a quella richiesta di aiuto della sorella. Dopo circa un mese cancellammo quel falso contatto. Non ricordo i nomi e cognomi che usammo per creare quel falso contatto...omissis...Non mi ricordo i nomi dei parenti di Ca....omissis...Alcune volte ho visto che Ca. aveva dei graffi sulle braccia. non le ho mai chiesto cosa o chi glieli avesse fatti...omissis... I verballzzanti danno atto che alle ore 18.30 odierne viene fatta visionare la fotografia della Gr. Ro., effettuata in data 24.04.2012 dalla Polizia Scientifica e la Gr. Ro. chiara testualmente: riconosco senza ombra di dubbio in questa foto la minore Ca., mia amica, che chiedeva l'elemosina al semaforo di San Rocco e che si recava spesso presso il negozio di frutta della madre di Te....omissis..... .
Depositata in cancelleria il 01/10/2014. 03-01-2015 14:44
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