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Sentenza

La legge numero 67 del 2014, il cui art. 2 delega il Governo a trasformare in illecito amministrativo il reato di cui all’art. 2, comma 1-bis, del d.l. n. 463/1983, può determinare il giudice ad assolvere?
La legge numero 67 del 2014, il cui art. 2 delega il Governo a trasformare in illecito amministrativo il reato di cui all’art. 2, comma 1-bis, del d.l. n. 463/1983, può determinare il giudice ad assolvere?
Tribunale di Bari, sez. II Penale, sentenza 16 giugno 2014, n. 1465
Giudice Dello Preite

Svolgimento del processo

In atti generalizzato, veniva tratto a giudizio per rispondere dei reati a lui contestati in rubrica.
Revocato il decreto penale di condanna da lui opposto, veniva escusso il teste del PM, …, ispettore dell' INPS di Bari, il quale riferiva dell' accertamento fatto e dell' intimazione formale al pagamento entro tre mesi della somma di euro 2.780,00, coca che non era avvenuta, con la conseguente denuncia all' Autorità Giudiziaria, donde il presente processa.
All' odierna udienza, all' esito dell' istruttoria dibattimentale, le parti concludevano
corree da verbale.

Motivi della decisione

Dalla documentazione prodotta e dagli atti processuali, emerge pacificamente che l' imputato non ha versato somme di spettanza dell' INPS.
Dunque, al vaglio di questo giudice la decisione relativa al reato di omesso versamento di contributi previdenziali all' INPS, così corre previsto dall' art. 2, camma l- bis det DL 12,09.83 n° 463, convertito con modificazioni nella L 11.11.83 n° 638, il cui importo, coree si legge nel capo d' imputazione, é pari ad € 2.780,00.
Com' é noto, la recentissima L. 28.04.14 n° 67 (Deleghe ai governa in materia di pene detentive nari carcerarie e di ri fo rea del sistema s r ic ratorïo, Disposizioni in materia di di sospensione dei procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), all'art. 2 (Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionataria , prevede che: "... La riforma della disciplina sanzionatoria nelle fattispecie di cui al presente comma è ispirata ai seguenti principi e criteri direttivi: ...a) omissis; ... b) omissis, … c) trasformare in illecito amministrativo il reato di cui all'art. 2, comma I-bis del decreto-legge 12.09.83 n ° 463, convertito con modificazioni nella L 11.11.83 n° 638, purché 1'omesso versamento non ecceda il limite complessivo di euro 1.000 annui e preservando il principio per cui il datore di lavoro non risponde a titolo di illecito amministrativo, se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione; ...." .
Lo stesso articolo, ai commi 4 e 5, fissa in diciotto mesi dall'entrata in vigore della legge 67/14, l'adozione dei relativi decreti legislativi ed in ulteriori diciotto mesi dalla promulgazione dell'ultima, l'emanazione di uno o più decreti correttivi tanto in ossequio al dettato dell'art. 76 della Costituzione: " ... l'esercizio della funzione legislativa non può essere delegata al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti ...".
Poiché sotto l' aspetto transitorio nulla viene detta in ordine al trattamento dei processi pendenti che rientrano nella fattispecie depenalizzatrice, come nel caso di cui ci si occupa, occorre ricorrere a criteri interpretativi per la lore regolamentazione ed eventuale definizione: occorre verificare, cioè, se questa fattispecie (inferiore alla soglia di € 10.000) debba già ritenersi espunta dal corpus dei reati sin dal momento dell' entrata in vigore della legge-delega oppure da quello in cui saranno operativi i decreti legislativi di attuazione: ulteriore corollario della seconda ipotesi è quello di vagliare in via preliminare ed astratta la situazione laddove i decreti di attuazione non siano promulgati o vengano promulgati in ritardo, oltre i tempi indicati dalla legge delega (diciotto mesi).
Trattandosi di fattispecie penale, questo giudice ritiene elle vada adottato un generale criterio di "favor rei" in tutte le possibili applicazioni ed implicazioni causate dallo jus superveniens.
La legge delega de qua si riferisce ad una fattispecie che, entro certi limiti, non assume penale rilevanza, se non si superano determinati parametri quantitativi (omesso versamento delle ritenute previdenziali, oltre i 10.000 euro: in particolare la nuova previsione stabilisce che al di sotto di quei parametri, debba prevedersi una funzione amministrativa, laddove 1'autore della violazione, non ottemperi entro tre mesi dall'intimazione formale dell' INPS.
Queste Giudice, tuttavia, è chiamata a decidere ora, in estrema sede di discussione ed alla luce dellojus superveniens, se già in, questo incruento quella fattispecie debba essere sanzionata ancora penalmente, come avanzato nella requisitoria del PM, o debba ritenevi - in questo momento storica in cui si emette la presente sentenza - già almeno formalmente depenalizzata e con quali conseguenze.
Una prima soluzione al problema sarebbe quella fornita dalle prassi giudiziarie adottate in molti Tribunali che prevedano lunghi rinvii in attesa dei decreti legislativi di attuazione.
Questa soluzione non appare convincente.
Nel caso di cui ci sl occupa vi sono tre ostacoli dal punto di vista processuale: - 1) a questo Giudice non é consentito rinviare per un periodo così lungo - sia pure con quella motivazione poiché incombono i termini prescrizionali, ragione per cui ha l' obbligo di trattare il presente processo -2) a questo giudice, inoltre non é consentito sospendere la prescrizione, poiché quest' ipotesi non rientra nei casi tassativamente contemplati dall'art. 16 del Codice Penale in quanto - per evitare tale inconveniente occorrerebbe che il difensore dell'imputato chieda un differimento per gli innegabili vantaggi che ne derivano, cosa che - nel caso di specie - non é avvenuta ; -3) per gli imperscrutabili equilibri che reggono l'attività politica e le sorti del Governo chiamato a pronunciare i decreti legislativi di attuazione, il rinvio potrebbe rimanere tale senza che quei provvedimenti vengano emanati oppure che vengano emanati in ritardo (si pensi, ad. es., ad una crisi politica): in questo caso rimane la volontà della legge di depenalizzare il reato sia pure con tardiva o marcante attività dell'Esecutivo per il perfezionamento della direttiva.
Queste scarne considerazioni fanno si che il criterio del rinvio non sia percorribile e che si debba entrare necessariamente nel merito della vicenda.
La domanda da porsi è quindi una sola: questa fattispecie già da considerarsi in questo momento non più prevista dalla legge come reato oppure accorre aspettare l'emanazione dei decreti legislativi perché, solo allora, si potrà fare tanto?
Com'è noto le leggi penali, contrariamente a tutte le altre, sono portatrici di particolari garanzie note a tutti gli operatori del diritto (principi di legalità, di riserva di legge, di tassatività, di irretroattività ecc, ecc.), per cui questo giudice non starà certamente a rimarcarle in questa sede.
Il punto di partenza é la volontà del legislatore della L. 67/2014 di depenalizzare quella fattispecie in modo chiara ed inequivocabile secondo i comuni criteri ermeneutici: "... le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regale generali o ad altre leggi, non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati ..." (art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale): non v' è dubbio che la norma in questione disciplina una fattispecie penale can sua degradazione ad illecito amministrativo.
Inoltre " .... se la legge del tempo in cui, fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo …" (art. 4° comma del Codice Penale).
Sempre l'art. 2 del Codice penale, all'ultimo comma, prevede che: " ... le disposizioni di quest'articolo si applicano, altresì, bei casi di decadenza o mancata ratifica di un decreto-legge e nei casi di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti ..."
Quest' ultimo caso è illuminante per capire l'effettiva volontà del legislatore penale con riguardo agli atti dell'esecutivo nell'ipotesi di atti aventi forza di legge, sia pure con provvisoria decretazione, ma appena il caso di far rilevare come questa norma - vecchia ma validissima, ancorché contenuta nel codice penale Mussolini Rocco - non poteva comprendere anche l'ipotesi del decreto legislativa in attuazione della legge delega, concetto, questo, inoltrato soltanto successivamente con 1'art. 7 della Costituzione Repubblicana.
Infatti, il decreto legge presuppone la sua emanazione da parte del Governo con limitata efficacia temporale e la sua successiva approvazione e ratifica da parte del Parlamento, mentre il decreto legislativo è emanata dal Governo successivamente all'emanazione di una legge delega che lo autorizza preventivamente a tanto. I due atti aventi forza di legge, in buona sostanza, sono atti dell'esecutivo sottoposti al vaglio parlamentare: in via preventiva nel decreto legislativo ed in via successiva nel decreto-legge.
Orbene, trattandosi di leggi penali, già il legislatore del 1930 si era preoccupalo di salvaguardare gli atti dell' esecutivo (il decreto legge} nell' ipotesi di mancata conversione o di conversione con emendamenti: questa significa che, nell' ipotesi di atti aventi forza di legge in materia penale, sia pure per un limitato periodo di tempo, vengano salvati tutti gli effetti in bonam partem, ancorché quel decreto non sia convertito o convertito cori modificazioni.
Quindi, se la depenalizzazione del reato a quo fosse avvenuta con decreto legge, 1' art. 2, 6° comma Codice penale, già avrebbe fornito la soluzione: nel momento storico di emanazione della sentenza sotto la vigenza del decreto legge si sarebbe dovuta emettere una sentenza assolutoria, in quanto le future vicende relative alla conversione sarebbero state del tutto ininfluenti e, si badi bene che nel decreto legge non v' é alcuna volontà del Legislatore, ma solo dell'Esecutivo.
Il discorso fatto al rovescio - certamente ben più ampio e garantista di quello fatto con l' ipotesi del decreto legge - con una preventiva volontà del legislatore tramite legge delega e con una successiva attività dell' esecutivo per una formale disciplina della materia, fa si che questa seconda ipotesi assuma toni addirittura più autorevoli e che, ancorché non disciplinati espressamente dalla norma (art. 2, 6° comma del Codice penale) per i motivi storici sopra accennati, porta questo giudice a trarre, comunque, le seguenti conclusioni:
-1) la volontà del legislatore é chiara: questi fatti non debbono esser più previsti come reati ma come illeciti amministrativi: è questo che rileva e non già i decreti attuativi che sono solo un aspetto meramente esecutivo di quella volontà, sia pure con un atto avente forza di legge, tant' è che una loro difformità sarebbe censurabile costituzionalmente per violazione della superiore fonte che é la legge delega;
-2) l' attuale assenza o, in futuro, il ritardo di quei decreti, non fanno venir meno in alcun modo lo spirito abrogativo della legge che, come tale resta nel corpus legislativo sia pure senza attuazione formale;
-3) a tutto voler concedere, comunque, l' attuale assenza, il ritardo o la mancanza di quei decreti, fanno salvi in bonam partem quelle situazioni createsi medio tempore, come nel caso di cui ci si occupa.
Per tutte queste considerazioni, vi sono motivi necessari e sufficienti per mandare assolto l'imputato perché il fatto non è previsto dalla legge come reato inoltre, a sommesso parere di questo giudice, trattandosi di criteri interpretativi sulla vigenza di una legge nel tempo, in analoghe situazioni, si può arrivare a tali conclusioni anche con definizione anticipata e art. 469 CPP.
Nel corso della discussione il PM ha tuttavia puntualizzato la necessità di trasmettere gli atti all'Autorità Amministrativa competente, in caso di proscioglimento, per l'irrogazione della relativa sanzione.
Pur obiettandosi che non si conosce, allo stato, né la sanzione né l'Autorità preposta alla sua irrogazione (probabilmente sarà l'INPS), l' ostacolo maggiore per l'accoglibilità di tale richiesta dato dal principio di legalità racchiuso nell'art. 1 della L. 24.11.89 n° 689 che vieta la sottoposizione di chiunque a sanzione amministrativa non in forza di una legge emessa prima della commissione del fatto.
Pertanto, tutti i fatti commessi prima dell'entrata in vigore della legge 28.04.14 n° 67 non sono passibili di alcuna sanzione amministrativa e questo anche - appare doveroso aggiungerlo come inevitabile corollario - in presenza dei futuri decreti legislativi di attuazione che non potrebbero avere effetto retroattivo in virtù del noto principio sopra richiamato.
I notevoli carichi di lavoro di quest' Ufficio hanno impedito di indicare il deposito nei termini ordinari.

P.Q.M.

il giudice, letto 1'art. 530 CPP, assolve … perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Motivi entro 90 g.
Avv. Antonino Sugamele

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