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Sentenza

Al testimone, prossimo congiunto dell’imputato, non sono dovuti gli avvisi inerenti la facoltà di astenersi dal deporre nel caso in cui l’offeso dal reato sia sua volta un suo prossimo congiunto, così come disposto dall’art. 199 c.p.p.
Al testimone, prossimo congiunto dell’imputato, non sono dovuti gli avvisi inerenti la facoltà di astenersi dal deporre nel caso in cui l’offeso dal reato sia sua volta un suo prossimo congiunto, così come disposto dall’art. 199 c.p.p.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 25 marzo – 26 giugno 2014, n. 27941
Presidente Garribba – Relatore Di Salvo

Ritenuto in fatto

1. Il Procuratore generale presso la Corte d'appello di L'Aquila ricorre per cassazione avverso la sentenza predibattimentale di proscioglimento perché il fatto non sussiste, emessa, a norma degli artt. 469 e 129 cpp, dal Tribunale di Pesaro, nei confronti di S.M., imputata del reato di cui all'art. 378 cp perché, dichiarando alla p.g. che, nel luglio 2007, era sempre rimasta con i suoi figli e non vi era mai stata occasione in cui suo figlio F. fosse rimasto solo con il suo convivente, D'A.M., aiutava quest'ultimo ad eludere le investigazioni della Procura di Pesaro in ordine alle responsabilità del D'A. per il delitto di violenza sessuale nei confronti di G. F.. In Pesaro il 30-6-2009.
2. Con unico motivo, il ricorrente deduce violazione dell'art. 384 cp poiché erroneamente il giudice ha ritenuto applicabile la causa di non punibilità prevista da tale norma, atteso che la S., il 30-6-99, conviveva more uxorio con il D'A. e non risultava essere stata avvisata della facoltà di astenersi dal rendere dichiarazioni su fatti che riguardavano quest'ultimo in relazione a reati sessuali. Rileva, al riguardo, il ricorrente che l'avviso della facoltà di non rispondere non spettava alla S. poiché, a norma dell'art. 199 co 1 cpp, ella era obbligata a rendere dichiarazioni, in quanto persona offesa dal reato era suo figlio.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.
3. Con requisitoria scritta depositata l' 11-11-13, Il P.G. presso questa Corte ha chiesto annullamento con rinvio.

Considerato in diritto

4. Il ricorso è fondato. Per quanto attiene all'assunzione di informazioni da parte della polizia giudiziaria, l'ari 351 co 1 cpp richiama l'art. 362 co 1, secondo e terzo periodo, cod proc. pen., che disciplina l'analogo atto d'indagine compiuto dal pubblico ministero. Tale norma richiama, a sua volta, l'art. 199 cpp. Ne deriva che quest'ultima disposizione, dettata per la testimonianza, in dibattimento, si applica anche all'assunzione di informazioni durante la fase delle indagini preliminari, da parte della p. g. o del p.m. Orbene, a norma dell'art. 199 co 1 cpp, i prossimi congiunti dell'imputato - o dell'indagato - sono obbligati a deporre allorché un loro prossimo congiunto sia offeso dal reato. Al riguardo, la Relazione al progetto preliminare al codice di procedura penale evidenzia che, in tal caso, vengono meno le ragioni di tutela di quei motivi d'ordine affettivo che giustificano la facoltà di astensione. Inoltre, nell'ipotesi in cui offeso dal reato sia un prossimo congiunto del testimone, la concessione della facoltà di astensione non ha più ragion d'essere, posto che analoghi motivi d'ordine affettivo sono individuabili, per il testimone, nei confronti del proprio prossimo congiunto, offeso dal reato, e richiedono di essere tutelati mediante l'obbligo testimoniale. Non spetta dunque, in questo caso, al testimone alcun avviso della facoltà di astenersi dal deporre, facoltà, come abbiamo visto, insussistente.
4.1. Nel caso in disamina, è incontrovertibile che la persona offesa dal reato fosse il figlio della S., come risulta dall'imputazione, da cui si evince che si procedeva, nei confronti di D'A.M., per il reato di violenza sessuale in danno di G.F., figlio della S. Ragion per cui quest'ultima non aveva alcuna facoltà di astenersi dal deporre e dunque non le spettava alcun avviso in tal senso. Esula dunque dal caso di specie la causa di non punibilità di cui all'art. 384 cp.
5. La pronuncia impugnata è erronea anche per un altro motivo. Le Sezioni unite hanno condivisibilmente affermato che la sentenza di proscioglimento predibattimentale, di cui all'art. 469 cpp, può essere emessa solo ove ricorrano i presupposti previsti da tale norma (mancanza di una condizione di procedibilità dell'azione penale ovvero presenza di una causa di estinzione del reato, per il cui accertamento non occorra procedere al dibattimento). Non può invece trovare applicazione, in questa fase, la disposizione dell'art. 129 cpp, che presuppone necessariamente l'instaurazione di un giudizio in senso proprio (Sez. U. 19-12-2001 n 3027/02, Angelucci, Cass. pen 2002, 1618). La norma di cui all'art. 469 cpp, facendo salva l'ipotesi di cui al comma 2 dell'art. 129, implica pertanto che, ove si profilino cause di non punibilità diverse da quelle appena esaminate, il giudice possa pronunciarsi solo nella fase dibattimentale (Sez V 27-10-1999 n. 12980, Cass. un2000, 3340 ; Sez VI 4-6-93, Pyrr, rv. n. 196611). Ne deriva che l'apprezzamento circa l'eventuale sussistenza di una causa di non punibilità, come quella di cui all'art. 384 cpp, va comunque rinviato alla sede dibattimentale, nel pieno contraddittorio tra le parti, ove ben altre sono le possibilità cognitive del giudice Sez. U. 25-1-2005 n. 2, De Rosa, Cass. pen 2005, 1835). Pertanto non sarebbe stato comunque possibile addivenire ad un proscioglimento predibattimentale dell'imputato ex art. 384 cp, indipendentemente dall'effettivo ricorrere o meno di tale esimente.
La sentenza impugnata va dunque annullata senza rinvio, con trasmissione degli atti al Tribunale di Pesaro, per l'ulteriore corso.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Tribunale di Pesaro per l'ulteriore corso.
Avv. Antonino Sugamele

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