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Sentenza

Catania:  una donna compra una borsa firmata e dopo l'acquisto torna nella boutique per chiedere il cambio della merce perchè insoddisfatta. Dice al commerciante ..voi non siete all'altezza di vendere borse firmate...non avete professionalità. Per la Cassazione non è ingiuria.
Catania: una donna compra una borsa firmata e dopo l'acquisto torna nella boutique per chiedere il cambio della merce perchè insoddisfatta. Dice al commerciante ..voi non siete all'altezza di vendere borse firmate...non avete professionalità. Per la Cassazione non è ingiuria.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 22 gennaio – 8 maggio 2015, n. 19229
Presidente Fumo - Relatore Settembre

Ritenuto in fatto

1. II Giudice di pace di Catania, con sentenza confermata dal locale Tribunale in data 19/3/2014, ha ritenuto B.A. responsabile di ingiuria in danno di G.G. e l'ha condannata a pena di giustizia, oltre al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile.
L'imputata, che aveva acquistato una borsa nel negozio gestito dal G., insoddisfatta della qualità dell'oggetto, era tornata da lui e, dopo aver atteso inutilmente la sostituzione della borsa, ebbe a dirgli: "Il fatto è che voi non siete all'altezza di vendere borse firmate...non avete professionalità".
2. Ha presentato ricorso per Cassazione, nell'interesse dell'imputata, l'avv. Giuseppe Lipera, per mancanza di motivazione in ordine all'elemento oggettivo e a quello soggettivo del reato. Lamenta che l'affermazione di responsabilità sia avvenuta sulla base delle dichiarazioni della sola persona offesa, non sottoposte a vaglio critico e smentite dal teste Blasco, che avrebbe ricondotto alla figlia dell'imputata la frase incriminata. Deduce la mancanza di offensività della frase, nonché della intenzionalità offensiva della sua pronuncia, e lamenta che non sia stata applicata l'esimente dell'art. 599, comma 2, cod. pen., di cui ricorrerebbero gli estremi per il comportamento tenuto, nell'occasione, dal G. (che trattò l'imputata con sufficienza e la invitò a lasciare il negozio). Lamenta, infine, che il Pubblico Ministero d'appello non si sia astenuto, nonostante fosse lo stesso del primo grado.
Con altro ricorso depositato comunque nei termini, l'avv. Lipera ha censurato la sentenza anche per assenza di motivazione in ordine alla condanna al risarcimento del danno e alla sua quantificazione.
Considerato indiritto
E' fondata la principale questione sollevata dalla ricorrente (quella relativa alla sussistenza dell'elemento soggettivo del reato).
Emerge con chiarezza dalla sentenza impugnata che B.A. riteneva di aver subito un torto dal venditore della borsa, a cui imputava di averle venduto un oggetto - che avrebbe dovuto essere di pregio - difettoso, e che ebbe a dolersi con lui della qualità del bene compravenduto; inoltre, che sollecitò il cambio della borsa, ricevendone prima risposte interlocutorie e poi risposta negativa. Non può revocarsi in dubbio che il consumatore abbia il diritto di criticare il venditore, allorché ritenga di aver subito un torto nella gestione del rapporto commerciale che lo riguarda, purché si tratti di critiche "continenti" e relative al rapporto di cui è stato parte. E' escluso, quindi, che siano giustificate critiche generalizzate o aggressioni della sfera morale della controparte, potendo ogni diverbio, o ogni torto commerciale, trovare tutela nei rimedi apprestati dall'ordinamento a favore della parte adempiente. Nella specie, non può dirsi che B. abbia ecceduto nella critica, avendo messo in discussione la professionalità del venditore nel commerciare "borse firmate"; vale a dire, un genus a cui apparteneva il bene da lei acquistato. Pertanto, sebbene non possa negarsi che l'espressione avesse un limitato carattere offensivo, la stessa doveva ritenersi scriminata dal diritto di critica, che non è stato esercitato - nella specie - in maniera esorbitante rispetto agli scopi per cui è riconosciuto dall'ordinamento. Nel mettere in- discussione la professionalità del G., l'acquirente intendeva, all'evidenza, mettere in discussione la professionalità con cui era stato gestito il rapporto che la riguardava; vale a dire una vendita da cui, per i motivi già detti, riteneva di essere stata danneggiata.
Consegue a tanto che la sentenza va annullata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato. Così deciso il 22/1/2015
Avv. Antonino Sugamele

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