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Sentenza

Inammissibilità del ricorso:  I motivi in questione non sono consentiti dalla legge in sede di legittimità perché sono riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal giudice di merito e non sono scanditi da necessaria critica analisi delle argomentazioni poste a base della decisione impugnata.
Inammissibilità del ricorso: I motivi in questione non sono consentiti dalla legge in sede di legittimità perché sono riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal giudice di merito e non sono scanditi da necessaria critica analisi delle argomentazioni poste a base della decisione impugnata.
Cassazione Penale Ord. Sez. 7 Num. 10362 Anno 2024
Presidente: FERRANTI DONATELLA
Relatore: PEZZELLA VINCENZO
Data Udienza: 21/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
R.L. nato a A. il ....
avverso la sentenza del 10/10/2023 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;
Motivi della decisione
1. R.L.  ricorre, a mezzo del difensore, avverso la sentenza di cui
in epigrafe deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla
ritenuta sussistenza, da parte della Corte di appello di Palermo, dell'elemento sog-
gettivo, quini del dolo, richiesto per la configurabilità del reato di cui all'art. 95
D.P.R. 115/2002. Chiede, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.
2. I motivi in questione non sono consentiti dalla legge in sede di legittimità
perché sono riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi
con corretti argomenti giuridici dal giudice di merito e non sono scanditi da neces-
saria critica analisi delle argomentazioni poste a base della decisione impugnata.
3. Ne deriva che il proposto ricorso va dichiarato inammissibile.
Il ricorrente, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione
della Corte di appello, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto - e pertanto immune da vizi di legittimità.
I giudici del gravame del merito hanno dato infatti conto degli elementi di
prova in ordine alla responsabilità del prevenuto, in particolare facendo riferimento
agli accertamenti compiuti dall'Agenzia delle Entrate di Trapani sulla situazione
patrimoniale dell'imputato.
Nella specie, risultava che il R. aveva presentato in data 22.6.2015
istanza di ammissione al gratuito patrocinio, indicando di avere conseguito redditi,
per l'anno 2013, pari ad euro 13.215,00.
Dalle verifiche compiute dall'Agenzia delle Entrate di Trapani era emerso, in-
vece, che il reddito percepito dal nucleo familiare dell'imputato era pari, per il
2013, ad euro 21.447,20, ovvero euro 13.125,00 della madre I.C. 
ed euro 8.322,00 della sorella R.G., entrambe conviventi.
Alla luce di tali evidenze, la Corte territoriale ha correttamente motivato in
sentenza come appaiano del tutto chiare ed evidenti le prove della materialità dei
fatto nonché della sussistenza dell'elemento soggettivo, essendo assolutamente
logico e verosimile che il R. fosse ben a conoscenza dei soggetti che compo-
nevano il proprio nucleo familiare, avendolo, peraltro, indicato nella stessa richie-
sta di ammissione, nonché a conoscenza dei redditi dagli stessi percepiti.
La Corte di appello ha già congruamente indicato, inoltre, come non sia in
discussione la circostanza che l'odierno imputato abbia agito con il dolo richiesto
dalla norma incriminatrice, avendo lo stesso personalmente sottoscritto l'istanza
di ammissione, nella quale era espressamente indicato l'obbligo di comunicare i
redditi delle persone conviventi. Né si è potuto sostenere, poi, che il R. sia
incorso in errore per la poca chiarezza del modulo, essendo lo stesso assoluta-
mente elementare e sussistendo in capo al dichiarante un preciso dovere di con-
trollare la veridicità di quanto dichiarato.
Da ultimo, esaustiva risulta la circostanza, indicata dai giudici di merito, se-
condo la quale l'imputato abbia dichiarato dati differenti rispetto a quelli reali che,
integrante un'oggettiva falsità della dichiarazione attestativa, dimostra come non
difetti la prova circa la consapevolezza dell'imputato in ordine a tale situazione,
atteso che la modifica del reddito percepito non è da considerarsi marginale ma
addirittura pari a quasi il doppio del reddito dichiarato (euro 13.125,00 rispetto ad
euro 21.447,20).
La sentenza impugnata, pertanto, opera un buon governo della giurispru-
denza reato in questione è figura speciale del delitto di falso ideologico commesso
da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) e, come quello, ha natura di reato di
pura condotta, sicché il relativo perfezionamento prescinde dal conseguimento di
un eventuale ingiusto profitto che, anzi, qui costituisce un'aggravante. Consegue
che il dolo del delitto in questione, essendo anch'esso costituito dalla volontà co-
sciente e non coartata di compiere il fatto e nella consapevolezza di agire contro
il dovere giuridico di dichiarare il vero, non può essere escluso nel caso di specie
in cui è stato anche motivatamente escluso un errore sull'identificazione dei redditi
da inserire nella dichiarazione.
4. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissi-
bilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della san-
zione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle am-
mende.
Così deciso in Roma il 21 febbraio 2024
Il Consigliere estensore
Il Presidente
Avv. Antonino Sugamele

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