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Sentenza

L'impugnazione delle sole disposizioni della sentenza che riguardano l'applicazione di una misura di sicurezza personale deve essere proposta al Tribunale di Sorveglianza
L'impugnazione delle sole disposizioni della sentenza che riguardano l'applicazione di una misura di sicurezza personale deve essere proposta al Tribunale di Sorveglianza
Corte appello Palermo, sez. IV, 03/03/2016, (ud. 02/03/2016, dep.03/03/2016),  n. 1099 

                     REPUBBLICA ITALIANA
                   IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Appello di Palermo IV Sezione Penale
Composta dai Signori:
Presidente - Mario Fontana
Consigliere - Maria Daniela Borsellino
Consigliere - Michele Calvisi
Il 02/03/2016 con l'intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal Sostituto
Procuratore Generale della Repubblica Dott.ssa Ri. Fu. e con l'assistenza
del Cancelliere Dott.ssa Rosa Anna Sulli
Ha emesso e pubblicato la seguente:
                       SENTENZA
Nel procedimento penale contro:
 (omissis...)


Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO e MOTIVI DELLA DECISIONE

Con sentenza del 10 novembre 2015 il Tribunale di Trapani, in composizione monocratica, proscioglieva, perché non imputabile per incapacità di intendere e di volere al momento del fatto, G.F. al reato di cui all'art. 424 c.p., a lui ascritto per avere, allo scopo di danneggiarla, appiccato il fuoco all'interno della abitazione di proprietà di alcuni congiunti (del fratello M., della sorella E. e della madre, M.S.) con conseguente pericolo di incendio dell'interno stabile - fatto commesso in Alcamo Marina il 18 novembre 2014 -; per l'effetto, ritenuta la pericolosità sociale del F., ne disponeva il ricovero in una casa di cura e custodia per la durata di anni due.

Nelle motivazioni della sentenza il Tribunale dava conto degli elementi acquisiti, che comprovavano che l'imputato aveva appiccato il fuoco alla casa di villeggiatura dei congiunti sita in Alcamo Marina provocando il pericolo di un incendio. Si soffermava, quindi, ad illustrare gli esiti della perizia psichiatrica sul predetto, che aveva accertato che il medesimo era affetto da "disturbo bipolare tipo 1" e che aveva agito in una fase di scompenso maniacale e psicotico che lo proiettava in una condizione di incapacità di intendere e di volere.

Ritenuta, sempre sulla scorta delle indicazioni peritali, la pericolosità sociale di natura psichiatrica del F., il primo Giudice concludeva che lo stesso dovesse essere prosciolto dal reato a lui ascritto e che dovesse essergli applicata, ex art. 219 c.p., una misura di sicurezza idonea ad agevolare la possibilità di recupero e di cura. Riteneva, all'uopo di preferire alla più gravosa misura dell'OPG quella del ricovero in una casa di cura e custodia, la cui durata determinava nella misura minima di due anni.

Avverso la decisione ha proposto appello il difensore dell'imputato, chiedendone la riforma con la applicazione all'imputato di "una misura di sicurezza da mantenere nel minimo edittale" disponendone il ricovero presso una struttura più vicina al suo paese di origine al fine di poter rinsaldare i rapporti con i familiari e gli amici ed accelerare il processo di guarigione, eventualmente con divieto di recarsi ad Alcamo.

Il F. è stato, pertanto, citato a giudizio innanzi a questa Corte e nella odierna udienza, in esito alla discussione, il P.G. e la Difesa hanno formulato le richieste sopra trascritte.

Dovrebbe ritenersi che il primo Giudice abbia applicato una misura di sicurezza in un caso non previsto dall'ordinamento. Ed invero, le misure di sicurezza, così come le pene, sono tassativamente tipizzate dalla legge e non è consentito ampliarne il catalogo (cfr. Cass., Sez. VI, sentenza n. 42026 del 04/11/2010, dep. 26/11/2010), ovvero applicarle fuori dai casi consentiti dalla legge. Tanto sancisce l'art. 199 c.p., uniformandosi alla disposizione di cui all'art. 25 Cost., comma 3.

Ora, nel caso di specie il reato ascritto all'imputato, del quale il medesimo è stato ritenuto l'autore, è punito con la pena detentiva massima di anni due di reclusione (art. 424 c.p.), sicché, ai sensi dell'art. 222 c.p., in caso di proscioglimento per infermità di mente non è contemplata la applicazione di alcuna misura di sicurezza, essendo, invece, previsto che la sentenza sia comunicata alla Autorità di Pubblica Sicurezza.

Tanto precisato, deve, però, rilevarsi che a norma dell'art. 680, comma 2, c.p.p., l'impugnazione delle sole disposizioni della sentenza che riguardano l'applicazione di una misura di sicurezza personale deve essere proposta al Tribunale di Sorveglianza (cfr. Cass., Sez. VI, sentenza n. 36535 del 22/09/2010, dep. 12/10/2010), da individuarsi territorialmente avendo riguardo al distretto giudiziario di appartenenza del Tribunale che ha emesso la sentenza di primo grado (cfr. Cass., Sez. I, sentenza n. 14602 del 10/01/2011, dep. 12/04/2011).

Non rimane, allora, che dichiarare la incompetenza della Corte e disporre la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
PQM
P.Q.M.

La Corte, visti gli artt. 568 e 680 c.p.p.; dichiara la propria incompetenza a decidere sull'appello proposto nell'interesse di (omissis...) avverso la sentenza resa il 10 novembre 2015 dal Tribunale di Trapani, in composizione monocratica, ed ordina trasmettersi gli atti al Tribunale di Sorveglianza di Palermo.

Così deciso in Palermo, il 2 marzo 2016.

Depositata in Cancelleria il 3 marzo 2016.
Avv. Antonino Sugamele

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