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Sentenza

L’affidamento in prova al servizio sociale. L'affidamento allargato.
L’affidamento in prova al servizio sociale. L'affidamento allargato.
Affidamento allargato. Ampliando l'ambito di operatività dell'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale, disciplinato dall'art. 47, legge n. 354/1975 sull'ordinamento penitenziario, l'art. 3, comma 8, lett. c), d.l. n. 146/2013 ha introdotto all'art. 47 il comma 3-bis, il quale contempla un nuovo limite di accesso all'affidamento in prova al condannato «che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a 4 anni di detenzione»: è il c.d. affidamento allargato.
Si allarga, quindi, il periodo di osservazione del reo perché il giudice dovrà verificare se questi abbia serbato quantomeno nell'anno precedente la presentazione della richiesta una condotta che sia tale da esprimere il giudizio di cui al comma 2 dell'art. 47 ord. penit., ossia il giudizio sulla prognosi di concreta efficacia rieducativa e di idoneità preventiva del pericolo di commissione di ulteriori reati (Fiorentin, Decreto svuota carceri, 2014, 55-56).
Com'è stato ben evidenziato – Mancuso, in AAVV, Le nuove norme sulla giustizia penale, 2015, 58-59 – l'espressione utilizzata nel nuovo comma 3-bis dell'art. 47-bis risulta quantomeno ambigua: non si comprende se l'osservazione “condotta collegialmente” della personalità debba riguardare l'arco temporale annuale ovvero se, pur limitandosi ad un periodo di verifica di un mese, possa essere effettuata nell'intero anno precedente la formulazione della richiesta di accesso all'affidamento allargato.
Se, da un lato, la prima opzione sembra, prima face, preferibile, in quanto alla concessione di un beneficio più ampio dovrebbe corrispondere la garanzia di una più lunga osservazione (Della Bella Emergenza carceri e sistema penale, 2014, 105), dall'altro lato la novella sembra piva di ragionevolezza ed eccessivamente generica (Fiorentin, cit, 55).
In ogni caso, il controllo comportamentale, che deve consentire la duplice funzione rieducativa e special preventiva della pena, deve essere valutato non solo se il detenuto sia già in carcere (in espiazione pena o custodia cautelare detentiva), ma anche nel caso in cui sia in stato di libertà.
Ma in quest'ultimo caso, è molto complessa la prognosi in quanto appare irrealistica la ricerca di una modalità di osservazione di tipo extramuraria che si protragga per un lungo periodo di tempo, anche per l'assenza di meccanismi sospensivi connessi ai nuovi limiti di accesso all'affidamento in prova.
Il mancato coordinamento del limite sospensivo ordinario, di cui all'art. 656, comma 5, c.p.p., infatti, rimasto fermo all'asticella dei 3 anni di reclusione, comporterà l'inevitabile “assaggio di carcere” per i condannati ad una pena che possono usufruire del nuovo affidamento allargato ai sensi del comma 3-bis dell'art. 47 ord. penit., con buona pace del fenomeno delle porte girevoli e al primo conseguente contatto con l'istituto di pena (Mancuso, in AAVV, Le nuove norme sulla giustizia penale, 2015, 60).
Tale disallineamento sistematico, non colmato in sede di conversione al decreto legge n. 146/2013, legge n. 10/2014, comporta una ingiustificata disparità di trattamento tra detenuti liberi e detenuti in carcere, in favore di questi ultimi, tanto più se vista alla luce della nuova disciplina dell'art. 656, comma 5, c.p.p., così come modificato dal d.l. n. 78/2013, che consente la sospensione ai fini di ottenere la detenzione domiciliare per pene fino a quattro anni di reclusione, nei casi previsti dall'art. 47-ter, comma 1, ord. penit. (Fiorentin, cit, 55-56).
Avv. Antonino Sugamele

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