Durante un controllo in una autovettura uno degli occupanti, minore, consegna ai carabinieri un panetto di hashish. Per la Suprema Corte partecipare con un minore equivale ad avvalersene.
Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 4 aprile - 28 maggio 2013, n. 22948
Presidente Squassoni – Relatore Amoresano
Ritenuto in fatto
1. La Corte di Appello di Palermo, con sentenza del 30.5.2012, confermava la sentenza del Tribunale di Agrigento, emessa il 20.6.2011, con la quale B.G. , previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche dichiarate equivalenti alla contesta aggravante, era stato condannato alla pena di anni 6 di reclusione ed Euro 26.000,00 di multa per il reato di cui agli artt. 110 c.p., 73 co. 1 bis lett. a) e 80 lett. b) DPR 309/90, perché in concorso con la minore E.J. , illecitamente deteneva sostanza stupefacente del tipo hashish che, avuto riguardo al peso lordo complessivo pari a gr. 94,076 (302 dosi medie singole) ed altre circostanze dell'azione (occultamento della sostanza), non era destinata ad uso esclusivamente personale.
Dopo aver richiamato, per la ricostruzione dei fatti, la sentenza di primo grado ed il verbale di arresto dell'imputato in flagranza di reato (I Carabinieri di ... nel corso di un servizio di controllo, osservazione e repressione dei reati in tema di sostanze stupefacenti, fermavano un'auto con a bordo il B. , L.M.A. , M.O. e la minore E.J. , i quali venivano condotti, dopo una sommaria perquisizione in caserma, per ulteriori accertamenti e per essere sottoposti ad una perquisizione più accurata; prima che iniziassero tali operazioni, la minore estraeva dalla scollatura del vestito un panetto di sostanza stupefacente che consegnava ai CC), rilevava la Corte territoriale che infondata, innanzitutto, era l'eccezione di inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dal B. in sede di udienza di convalida. In dibattimento, infatti, l'imputato aveva negato i fatti contestatigli, per cui si era reso necessario utilizzare per le contestazioni, in ogni sua parte, il verbale di interrogatorio reso in precedenza, nel corso del quale aveva ammesso gli addebiti; non era, pertanto, consentito il frazionamento indicato dalla difesa.
Dalle risultanze processuali emergeva poi la piena responsabilità dell'imputato, anche tenendo conto di quanto riferito dai Carabinieri in ordine ai movimenti dei componenti dei gruppo nel corso della serata del (omissis) .
La sostanza, stante il quantitativo detenuto, non poteva essere destinata ad uso personale; né poteva ritenersi configurabile la circostanza attenuante di cui all'art.73 co. 5 DPR 309/90. Sussisteva, infine, la circostanza aggravante contestata, emergendo il diretto coinvolgimento della minore, che addirittura deteneva la sostanza stupefacente.
2. Ricorre per cassazione B.G. , denunciando, con il primo motivo, la violazione di legge in relazione all'art.503 co. 5 c.p.p., avendo la Corte territoriale erroneamente ritenuto che le dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari potessero essere utilizzate nella loro interezza e non limitatamente all'oggetto di contestazione. La giurisprudenza più recente della Corte di Cassazione ritiene che l'acquisizione possa avvenire nella sua interezza, ma che possano essere utilizzate per la decisione solo le parti effettivamente contestate.
Inoltre i Giudici di merito hanno ritenuto automaticamente inattendibili le dichiarazioni rese in dibattimento sol perché vi erano state ammissioni nella fase delle indagini preliminari. Quanto al comportamento dell'imputato, dalla stessa ricostruzione dei fatti, riferita dai Carabinieri, emerge che il B. non ha fornito alcun contributo causale alla commissione del reato (la sostanza stupefacente era detenuta dalla sola E.J. ). La semplice presenza fisica dell'imputato nell'auto, sulla quale viaggiava anche la minore, non può configurare il ritenuto concorso; tutt'al più trattasi di mera connivenza non rilevante penalmente. Denuncia, altresì, la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione al mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art.73 co.5 DPR 309/90, avendo tenuto conto la Corte territoriale solo del dato ponderale, senza peraltro considerare che, essendo il B. assuntore di sostanza stupefacente, una parte di quella sostanza sarebbe stata comunque destinata al consumo personale.
Con il quarto motivo, infine, denuncia la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta configurabilità della circostanza aggravante sulla base del mero concorso con il minore (l'avvalersi di un minore richiede invece una strumentalizzazione dello stesso).
Considerato in diritto
1. Il ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato.
2. A norma dell'art.503 c.p.p. "..il pubblico ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico ministero (comma 3); le dichiarazioni alle quali il difensore aveva il diritto di assistere assunte dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero sono acquisite nel fascicolo per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3 (comma 5).
La Corte territoriale ha correttamente applicato tale normativa, ritenendo che le dichiarazioni rese dal B. nella fase delle indagini preliminari ed utilizzate per te contestazioni fossero utilizzabili nella loro interezza.
Non c'è dubbio che la possibilità di utilizzare le dichiarazioni relative alle contestazioni debba intendersi limitata alle parti del relativo verbale che sono state effettivamente contestate ed a quelle che possono servire per meglio comprenderne il contenuto (cfr. Cass. pen. sez. 1 n. 14483 del 9.3.2006).
Ha rilevato però la Cotte territoriale che, nel caso di specie, avendo il B. negato, in dibattimento, completamente i fatti di cui all'imputazione, le contestazioni effettuate dal P.M. delle dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari non potevano che riguardare l'intero contenuto delle stesse (avendo in tale sede l'imputato sostanzialmente confessato gli addebiti).
Non si era in presenza, invero, di difformità rispetto a singole circostanze, ma di contrasto complessivo in ordine al contenuto essenziale delle dichiarazioni medesime. Le contestazioni quindi riguardavano il complessivo contenuto dell'atto.
Non è esatto, poi, che i Giudici di merito abbiano automaticamente ritenuto inattendibili le dichiarazioni rese in dibattimento sulla base del mero contrasto con le ammissioni rese nella fase delle indagini preliminari.
Già il Tribunale aveva diffusamente argomentato in proposito, spiegando le ragioni per cui la versione resa dall'imputato in dibattimento non era minimamente credibile (pag.3,4 sent. Trib.). La Corte territoriale, nel richiamare la motivazione della sentenza di primo grado, ha ulteriormente rilevato la insostenibilità della versione resa in dibattimento (l'aver cioè confessato al solo scopo di escludere la responsabilità degli altri correi) in quanto smentita dalle stesse modalità di svolgimento dei fatti.
3. È pacifico che il termine "detenzione" non implichi necessariamente un contatto fisico immediato tra il soggetto attivo e la sostanza stupefacente, altrimenti lo stesso si identificherebbe con il portare indosso, ma deve essere inteso nel senso di disponibilità di fatto della sostanza stupefacente, realizzata attraverso l'attrazione della stessa nell'ambito della propria sfera di custodia, anche in difetto dell'esercizio continuo e/o immediato di un potere manuale da parte del soggetto attivo (cfr. Cass. pen. Sez. 4 n. 47472 del 13.11.2008). Secondo consolidata giurisprudenza di questa Corte, in tema di detenzione di sostanze stupefacenti, la distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato commesso da un altro soggetto va individuata nel fatto che, mentre la prima postula che l'agente mantenga un comportamento meramente passivo, privo cioè di qualsivoglia efficacia causale, il secondo richiede, invece, un contributo partecipativo positivo - morale o materiale - all'altrui condotta criminosa, anche in forme che agevolino la detenzione, l'occultamento ed il controllo della droga, assicurando all'altro concorrente, anche implicitamente, una collaborazione sulla quale questi può contare (cfr. ex multis Cass. pen. sez. 4 n. 4948 del 22.1.2004; conf. Cass. sez. 6 n. 14086 del 18.2.2010).
3.1. I Giudici di merito, con motivazione puntuale ed immune da vizi logici, hanno rilevato che la sostanza stupefacente, anche se rinvenuta indosso alla sola E.J. , era nella disponibilità di tutti e quindi anche del ricorrente.
Che il B. concorresse nella detenzione emergeva dalla stessa ricostruzione degli avvenimenti, confortata peraltro, come si è visto, dalle ammissioni dell'imputato.
Come riferito dai Carabinieri, che ne seguivano i movimenti, i componenti del gruppo ebbero a muoversi sempre insieme nel corso della serata del 20.11.2010, senza che nessuno si staccasse dal gruppo medesimo. Sicché rilevano i Giudici di merito scopo unico del viaggio a XXXXXXX era quello dell'acquisto concordato della sostanza stupefacente (cfr. pag. 4 sent. Trib. e pag. 3 sent. App.).
4. Correttamente è stata esclusa la configurabilità della circostanza attenuante di cui all'art.73 co. 5 DPR 309/90. Tale circostanza "può essere riconosciuta solo in ipotesi di minima offensività penale della condotta, deducibile sia dal dato qualitativo e quantitativo, sia dagli altri parametri richiamati dalla disposizione (mezzi, modalità, circostanze dell'azione, con la conseguenza che, ove venga meno uno soltanto degli Indici previsti dalla legge, diviene irrilevante l'eventuale presenza degli altri” (cfr. Cass. sez. un. 21.9.2000 n. 17; conf. Cass., sez. 4, 16.3.2005 n. 10211; Cass. sez. 4, 1.6.2005 n. 20556). Anche la giurisprudenza successiva ha ribadito che “..il giudice è tenuto a complessivamente valutare tutti gli elementi indicati dalla norma, sia quelli concernenti l'azione (mezzi, modalità e circostanze della stessa), sia quelli che attengono all'oggetto materiale del reato (quantità e qualità delle sostanze stupefacenti oggetto della condotta criminosa), dovendo conseguentemente escludere la concedibilità dell'attenuante quando anche uno solo di questi elementi porti ad escludere che la lesione del bene giuridico protetto sia di lieve entità..." (cfr ex multis Cass. pen. sez. 4 n. 38879 del 29.9.2005; conf. Cass. sez. 6 n. 27052 del 14.4.2008).
4.1. Con valutazione argomentata adeguatamente, come tale non sindacabile in questa sede di legittimità, la Corte di merito ha ritenuto non ipotizzabile siffatta attenuante per "il peso complessivo, il principio attivo ed il numero delle dosi ricavabili..".
5. Infine, ineccepibilmente, è stata ritenuta sussistente la circostanza aggravante di cui all'art.80 co. 2 letto) DPR 309/90 ("nei casi previsti dai numeri 2, 3 e 4 del primo comma dell'art. 112 del codice penale").
Non c'è dubbio che l'essersi avvalso di un minore nella commissione del delitto non può desumersi dalla semplice contestazione di aver commesso il fatto in concorso con un minore, giacché l'avvalersi di taluno implica pur sempre una attività di strumentalizzazione che può non ricorrere nel mero concorso di persone nel reato (cfr. ex multis Cass. pen. Sez. 4 n. 18971 del 19.2.2009).
Il ricorrente, nel censurare sul punto la decisione della Corte territoriale, omette di considerare che, a seguito della L. 15.7.2009 n. 94 (art. 3 co. 15) nel comma 1 n. 4 dell'art.112 sono state Inserite le parole “o con gli stessi ha partecipato".
A seguito di tale modifica, intervenuta prima della commissione (20.11.2010) del reato ascritto all'imputato e quindi pienamente applicabile alla fattispecie in esame, ricorre la circostanza aggravante anche solo nell'ipotesi di concorso nel reato.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
30-05-2013 14:25
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