Durante un controllo alcol test strappa la mostrina, parte integrante della divisa d'ordinanza, danneggiandola.

Art. 337 cp

Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 18-04-2018) 22-05-2018, n. 22835
Fatto Diritto P.Q.M.
DANNEGGIAMENTO

IMPUGNAZIONI IN MATERIA PENALE
Cassazione (ricorso)
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ROTUNDO Vincenzo - Presidente -
Dott. AGLIASTRO Mirella - Consigliere -
Dott. CRISCUOLO Anna - Consigliere -
Dott. BASSI Alessandra - rel. Consigliere -
Dott. D’ARCANGELO Fabrizio - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
L.S., nato il (OMISSIS);
avverso la sentenza del 02/11/2016 della Corte d'appello di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott.ssa Alessandra Bassi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. ANIELLO Roberto, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile;
udito il difensore, avv. Marcello Bacci del foro di Roma in sostituzione dell'avv. Massimo Pistilli, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con il provvedimento in epigrafe, la Corte d'appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di Roma, sezione distaccata di Montefiascone, con la quale L.S. č stato condannato alla pena di legge in relazione ai reati di cui all'art. 337 c.p. (capo a), artt. 582 e 585 c.p. (capo b) e art. 635 c.p., commi 1 e 2, (capo c), commessi dall'imputato in danno dei due Carabinieri che lo avevano fermato per un controllo e sottoposto ad alcol-test.
2. Avverso il provvedimento ha presentato personalmente ricorso L.S. e ne ha chiesto l'annullamento per i motivi di seguito sintetizzati, ai sensi dell'art. 173 disp. att. c.p.p.:
2.1. mancanza di motivazione, mancata assunzione di una prova decisiva (in relazione alla sentenza assolutoria del procedimento parallelo per guida in stato di ebbrezza) e mancato riconoscimento, in relazione al reato di resistenza a pubblico ufficiale sub capo a), della causa scriminante di cui all'art. 4 del D.Lgt. 14 settembre 1944, n. 288;
2.2. mancanza di motivazione in relazione alla ritenuta integrazione del reato di lesioni personali, in assenza di elementi per ritenere dette lesioni riconducibili all'agire doloso del L.;
2.3. mancanza di motivazione in relazione alla ritenuta integrazione del reato di danneggiamenti (della divisa del militare) essendo contestato al L. il danneggiamento di una mostrina;
2.4. mancanza di motivazione in relazione alla ritenuta applicazione della recidiva specifica infraquinquennale.

Motivi della decisione

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per le ragioni di seguito esposte.
2. Con il primo motivo, con il quale si duole dell'omesso riconoscimento della causa di giustificazione dell'atto arbitrario, il ricorrente si limita a reiterare le deduzioni gią mosse in appello e comunque promuove un non consentito scrutinio in fatto.
2.1. Immune da qualunque vizio coltivabile nella sede di legittimitą č d'altronde il compendio logico argomentativo sviluppato in risposta all'omologa deduzione mossa in appello dalla Corte capitolina, lą dove ha dato conto della ricostruzione storica fattuale della vicenda - con solido ancoraggio alle risultanze processuali acquisite al processo - ed escluso, con motivazione sintetica ma corretta in diritto, l'integrazione della invocata scriminante. Esimente che, giova rammentare, presuppone necessariamente un'attivitą ingiustamente persecutoria del pubblico ufficiale, il cui comportamento fuoriesca del tutto dalle ordinarie modalitą di esplicazione dell'azione di controllo e prevenzione demandatagli nei confronti del privato destinatario (Sez. 6, n. 16101 del 18/03/2016, Bonomi e altro, Rv. 266535), che neanche il ricorrente prospetta essersi realizzata nella specie.
2.2. Nč la suddetta causa di giustificazione potrebbe ritenersi integrata alla luce del fatto che, nel procedimento penale parallelo a quello sub iudice, sia stata esclusa la sussistenza del reato in stato di ebbrezza, non essendo revocabile in dubbio la legittimitą - e dunque la non arbitrarietą - della sottoposizione all'alcol-test del L., fermato dai militari per un controllo stradale.
3. Con i due motivi concernenti le ulteriori imputazioni (sub punti 2.2 e 2.3 del ritenuto in fatto), oltre a riprodurre le stesse deduzioni gią mosse in appello ed a non confrontarsi con l'accurata e lineare motivazione svolta dalla Corte territoriale (il che gią di per sč costituisce causa d'inammissibilitą del motivo, v. Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Arnone e altri, Rv. 243838), il ricorrente deduce rilievi che all'evidenza tendono ad una rivalutazione dell'emergenze probatorie non consentita in questa Sede, ove vengono in rilievo soltanto vizi logici ictu oculi percepibili, senza possibilitą di valutare la rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali (ex plurimis Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226074).
3.1. Quanto poi al denunciato travisamento delle prove, occorre ribadire il consolidato principio di diritto secondo il quale, a fronte della duplice condanna in primo ed in secondo grado (c.d. doppia conforme), il vizio di travisamento della prova, desumibile dal testo del provvedimento impugnato o da altri atti del processo purchč specificamente indicati dal ricorrente, non puņ essere coltivato dinanzi a questa Corte, se non nel caso in cui il giudice di appello, per rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame, abbia richiamato dati probatori non esaminati dal primo giudice ovvero quando entrambi i giudici del merito siano incorsi nel medesimo travisamento delle risultanze probatorie acquisite in forma di tale macroscopica o manifesta evidenza da imporre, in termini inequivocabili, il riscontro della non corrispondenza delle motivazioni di entrambe le sentenze di merito rispetto al compendio probatorio acquisito nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 44765 del 22/10/2013, Buonfine e altri, Rv. 256837; Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013 - dep. 2014, Capuzzi, Rv. 258438).
3.2. Ad ogni modo, la Corte capitolina ha bene argomentato, con considerazioni aderenti alle emergenze dell'incartamento processuale, lineari e conformi a logica - pertanto incensurabili nella sede di legittimitą -, le ragioni per le quali abbia ritenuto le lesioni personali riportate dai militari riconducibili all'aggressione da parte del L..
3.3. All'evidenza destituito di fondamento č il motivo col quale l'impugnante si duole della conferma della condanna per danneggiamento: i giudici di merito hanno ben spiegato come il ricorrente strappasse una mostrina, a tutti gli effetti parte integrante della divisa d'ordinanza.
4. Non era stato dedotto in appello e risulta pertanto extra devolutum ex art. 606 c.p.p., comma 3, l'ultimo motivo concernente la ritenuta applicazione della recidiva specifica infraquinquennale.
4.1. Giusta la ritenuta recidiva (sebbene con giudizio di equivalenza rispetto alle circostanze attenuanti generiche), i reati non sono prescritti.
5. Dalla declaratoria di inammissibilitą del ricorso consegue, a norma dell'art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a versare una somma, che si ritiene congruo determinare in duemila Euro.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende.
Cosģ deciso in Roma, il 18 aprile 2018.
Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2018

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