Incorre nell'imputazione per il delitto di furto aggravato il prevenuto che al fine di trarne profitto, si impossessava di diversi chilogrammi di arance, sottraendole da un terreno agricolo di proprietà di un altro soggetto, avvalendosi di mezzo fraudolento, per aver scavalcato la recinzione del terreno, e con violenza sulle cose, per aver tagliato gli alberi da frutta. In merito alla fattispecie ascritta deve ritenersi sussistente l'aggravante di cui al n. 2 dell'art. 625 c.p., per aver il prevenuto, usato violenza sulle cose, configurandosi ogniqualvolta il soggetto, per commettere il fatto, faccia uso di energia fisica, provocando anche solo la trasformazione o il mutamento di destinazione della cosa altrui.

Furto aggravato.

Trib. Cagliari, 28/05/2014
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI CAGLIARI

Il Giudice del Tribunale di Cagliari, Dott.ssa Lucia Perra, alla pubblica udienza del 5 maggio 2014, ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale

contro

J.L., nata a Z.- C. il (...)

Libera - Presente

IMPUTATA

Del delitto di furto aggravato di cui all'art.624-625 comma 2 poiché, al fine di trarne profitto, si impossessava di circa 9 kg di arance, che sottraeva da un terreno agricolo di proprietà di B.A.; fatto aggravato in quanto commesso avvalendosi di mezzo fraudolento (scavalcamento della recinzione del terreno) e violenza sulle cose (taglio della frutta dagli alberi).

In agro di Muravera, località Flumineddu, il 27.02.2010.
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. Arrestata nella flagranza del reato di furto aggravato, J.L. è stata condotta davanti a questo giudice per la convalida dell'arresto.

L'arresto è stato convalidato, pur senza l'adozione di alcuna misura cautelare, l'imputata è stata immediatamente liberata e si è proceduto al giudizio direttissimo.

Il difensore dell'imputata, presente anche ques'ultima, ha quindi proposto istanza di ammissione al rito abbreviato condizionato all'audizione dei genitori del querelante. Essendosi poi verificata l'impossibilità di procedere all'audizione dei medesimi, a causa di motivi di salute, il giudice disponeva l'audizione di A.B..

2. Dall'esame degli atti presenti nel fascicolo e dalla denuncia di A.B. è emerso che il giorno 27 febbraio 2010, durante il primo pomeriggio, il B., recandosi nell'agrumeto di famiglia, situato in località "Flumineddu" nell'agro di Muravera, notò come uno degli accessi alla proprietà, solitamente chiuso da un cancello ricavato da una rete da confine, fosse aperto.

Si avvide, inoltre, che accanto al punto di accesso era stata parcheggiata una Renault Kangoo di colore grigio chiaro, che riconobbe come quella in uso ad una sua vicina di casa di origine cinese.

Una volta parcheggiato il ciclomotore con il quale aveva raggiunto la zona in questione, il B. si introdusse nell'agrumeto, all'interno del quale ebbe modo di scorgere la sua vicina di casa che, accorgendosi della sua presenza, si dava a precipitosa fuga attraverso l'altro punto di accesso della proprietà. Il testimone ha raccontato come, una volta giunto nel punto esatto dove aveva notato per la prima volta l'imputata, si avvide di come, ai piedi di un albero di arancio, erano stati abbandonati tre sacchi di notevoli dimensioni: uno di essi recava, al suo interno, circa nove chili di arance appena raccolte. Egli, vista anche la sua giovane età, decise, a quel punto, di chiedere consiglio alla famiglia sul da farsi: contattò quindi i genitori, che, a loro volta, chiesero l'intervento delle forze dell'ordine.

A.B., a questo punto, si recò presso la Stazione dei Carabinieri di Muravera e, unitamente alla pattuglia formata dal Brigadiere capo F.S. e dall'appuntato S.M., diede inizio alle ricerche della donna, che venne rintracciata nella quasi immediatezza, proprio mentre si accingeva a far rientro presso il suo domicilio.

Nell'occasione il B. riconobbe con assoluta certezza nella J.L. la stessa donna che, all'incirca dieci minuti prima, si era data ad una rocambolesca fuga una volta sorpresa all'interno dell'agrumeto.

3. Durante l'udienza del 10 aprile 2013 il testimone A.B., ha inoltre precisato che il terreno in località Flumineddu, seppur formalmente intestato al nonno materno A.S., gli era stato affidato per suo esclusivo uso da almeno otto anni, vista anche l'avanzata età dei nonni e le loro precarie condizioni di salute.

Il teste ha inoltre ricordato l'evolversi degli eventi, con una descrizione combaciante con quella riportata nei verbali già in atti, escludendo categoricamente che l'imputata avesse avuto l'autorizzazione a recarsi all'interno dell'agrumeto per la raccolta dei frutti da qualcuno della sua famiglia. Il B. ha, infine, confermato di aver riconosciuto immediatamente sia l'imputata che la sua autovettura, in quanto la donna abitava nelle vicinanze di casa sua.

4. Dalle risultanze probatorie è chiaramente emersa la responsabilità penale dell'imputata.

Nessun dubbio sussiste con riferimento alla dinamica dei fatti: la certezza con cui il teste B., vicino di casa dell'imputata, ha effettuato il riconoscimento della stessa fornisce pieno sostegno alla tesi dell'accusa ed inoltre nemmeno la difesa della J.L. ha negato la presenza dell'imputata nel fondo altrui e la sua intenzione di impossessarsi dei frutti che si accingeva a raccogliere.

La circostanza addotta dalla difesa, secondo la quale l'imputata avrebbe proceduto alla raccolta dei frutti perché autorizzata dall'avente diritto, non ha trovato alcun riscontro ed anzi è stata fermamente negata dal testimone B., il quale, assieme alla sua famiglia, godeva del fondo e dei suoi frutti ed era, quindi, l'unico in grado di concedere una simile autorizzazione.

Appare, dunque, comprovato che la condotta posta in essere dall'attuale imputata fosse volta ad impossessarsi di una cosa mobile altrui, per l'esattezza le arance che la stessa ha provveduto a raccogliere dagli alberi di proprietà della famiglia B.: sul punto è, infatti, opportuno evidenziare che, in tema di furto, ai fini dell'impossessamento e della sottrazione è sufficiente che la cosa sottratta sia passata, anche per breve tempo e nello stesso luogo in cui la sottrazione si è verificata, sotto il dominio esclusivo dell'agente. Da quanto sopraesposto risulta, invero, con tutta evidenza, che la condotta perpetrata dalla J.L. sia in tutto e per tutto sussumibile nella fattispecie di cui all'art.624 c.p.: essa, infatti, ha prelevato i frutti, sottraendoli al legittimo possessore, provvedendo ad occultarli all'interno di un sacco, che sarebbe poi stato ben agevole trasportare fino alla sua autovettura, parcheggiata in prossimità dell'accesso al fondo.

Del tutto provata risulta inoltre l'aggravante contestata: per quanto riguarda quella di cui all'art. 625 n. 2, e cioè l'aver usato violenza sulle cose, essa si configura ogniqualvolta in cui il soggetto, per commettere il fatto, fa uso di energia fisica, provocando anche solo la trasformazione o il mutamento di destinazione della cosa altrui.

Pare oltremodo assodato, dalle emergenze probatorie, che l'odierna imputata abbia adoperato materialmente forza fisica per separare i frutti dei quali di è impossessata dalla pianta madre, provocando per ciò stesso un mutamento di destinazione degli stessi.

In questo senso è chiara e unanime anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione, la quale da ultimo, con la sentenza n. 24029 del 14 maggio 2010, ha sottolineato come " in tema di furto, sussiste l'aggravante della violenza sulle cose tutte le volte in cui il soggetto, per commettere il fatto, fa uso di energia fisica, provocando la rottura, il danneggiamento, la trasformazione della cosa altrui o determinandone un mutamento di destinazione".

Tenuto conto, quindi, di quanto appena detto, risulta con assoluta chiarezza come la condotta posta in essere dall'imputata J.L. sia da ricondurre nell'alveo del delitto di furto aggravato dalla violenza sulle cose.

Con riguardo, infine, al valore dei frutti trafugati, che gli stessi querelanti hanno quantificato in Euro 9,00 circa, inequivocabilmente ricorrono i presupposti per concedere all'imputata l'attenuante di cui all'art.62 comma 4 c.p., stante l'esiguità del danno patrimoniale cagionato alla persona offesa dal reato; si giudica inoltre opportuno il riconoscimento delle attenuanti generiche, per adeguare la pena al caso concreto, da considerarsi prevalenti rispetto alle aggravanti contestate.

Richiamati i parametri di valutazione dell'art. 133 c.p., si ritiene congruo condannare J.L. alla pena di due mesi e venti giorni di reclusione e Euro 104,00 di multa (p.b.: quattro mesi di reclusione e Euro 156 di multa, ridotta per effetto del giudizio abbreviato alla misura sopra indicata).

Ricorrono i presupposti per concedere alla J.L. il beneficio della sospensione condizionale della pena, potendo presumersi, per la buona condotta di vita fino ad ora tenuta, che il medesimo si asterrà in futuro dal commettere altri reati.

Si dispone che nel certificato del casellario giudiziale non sia fatta menzione della condanna, inflitta alla J.L., ai sensi dell'art. 175 c.p.

Segue per legge la condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.

Visti gli artt. 62 n 4, 69 cp, 438, 533 e 535 c.p.p., dichiara J.L. colpevole del reato ascrittole e con le attenuanti generiche e la riduzione per il rito, la condanna alla pena di due mesi e venti giorni di reclusione e Euro 104,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Visti gli articoli 163 e ss e 175 c.p., ordina che la pena inflitta resti sospesa per i termini e alle condizioni di legge e non ne sia fatta menzione nel certificato spedito su richiesta dei privati.

Visto l'art. 544 co. 3 c.p.p., indica in giorni 45 il termine per il deposito della sentenza.

Così deciso in Cagliari, il 5 maggio 2014.

Depositata in Cancelleria il 28 maggio 2014.

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