Processo contro militare americano. Lesioni colpose. Atti trasmessi all'AutoritÓ Giudiziaria statunitense.

Il Ministro della Giustizia rinunzia alla prioritÓ dell'esercizio della giurisdizione dello Stato italiano. Atto abnorme.

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI
NAPOLI
nei confronti di:
R.A. nato il .... a ......(STATI UNITI AMERICA)
avverso l'ordinanza del 15/02/2017 del GIUDICE DI PACE di NAPOLI
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;
lRITENUTO IN FATTO
1. Il Giudice di Pace di Napoli, con il provvedimento indicato in epigrafe, ha rigettato la richiesta del Pubblico Ministero di rinuncia alla prioritÓ dell'esercizio della giurisdizione dello Stato italiano nel procedimento a carico di R.A., militare appartenente alle forze statunitensi della NATO, chiamato a rispondere del delitto di lesioni colpose, indicato in rubrica. Il giudicante ha osservato che la
rinuncia non risulta utile ad una celere definizione del processo; ci˛ in quanto, essendo intervenuto il risarcimento del danno, appare plausibile la remissione di querela da parte della persona offesa ovvero l'adozione di sentenza ai sensi dell'art. 35, d.lgs. n. 274 del 2000.
2. Il Procuratore della Repubblica di Napoli ha proposto ricorso per cassazione avverso la richiamata ordinanza; la parte deduce la violazione di legge e chiede l'annullamento dell'ordinanza impugnata. Osserva che la giurisprudenza ha chiarito che in presenza di una richiesta del Ministro della Giustizia, quale organo politico-amministrativo competente, non residua alcun potere discrezionale in capo
al giudice, che deve limitarsi a verificare la sussistenza delle condizioni di legge per la validitÓ della rinuncia al diritto di prioritÓ dell'esercizio della giurisdizione dello Stato italiano.
3. Il Procuratore Generale, con requisitoria scritta, ha chiesto l'annullamento senza rinvio del provvedimento in esame, da qualificarsi come atto abnorme.
Osserva che rispetto ai fatti di rilievo penale commessi da militari stranieri di stanza in Italia, la giurisdizione nazionale pu˛ essere esercitata se il Ministro della Giustizia non si avvale della facoltÓ di chiedere la rinunzia al diritto di prioritÓ in base al trattato NATO del Nord Atlantico. Considera che rispetto alla predetta rinuncia, la sentenza del giudice nazionale si pone come atto dichiarativo, previa verifica della sussistenza delle relative condizioni di legge. Ci˛ posto, considera che il Giudice di Pace ha effettuato valutazioni non consentite, sulla opportunitÓ dell'esercizio della
rinuncia di cui si tratta.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso Ŕ fondato.
2. La Corte regolatrice ha chiarito che, in tema di rinunzia al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione da parte del Ministro, anche il Giudice di Pace Ŕ competente - accertata la sussistenza delle condizioni di legge per l'ammissibilitÓ e la validitÓ della rinuncia - a pronunciare sentenza ex art. 129 comma 1, cod. proc. pen., dichiarativa ai sensi dell'art. 1, comma 6, d.P.R. n. 1666
del 1956, della intervenuta rinunzia al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione (Sez. 4, Sentenza n. 12212 del 11/12/2003, dep. 13/03/2004, Rv. 227911). La facoltÓ di rinunciare al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione - o di accettare le istanze di rinuncia a tale diritto - nei casi previsti nell'art. VII, paragrafo 3, lettera c), della Convenzione firmata a Londra il 19 giugno 1951 fra gli Stati partecipanti al Trattato Nord Atlantico sullo "status" delle loro Forze armate, Ŕ stata resa esecutiva in Italia con legge 30 novembre 1955, n. 1335; e tale rinuncia viene esercitata secondo le disposizioni dettate dal Regolamento di cui al citato d.P.R. 1666/1956.
Ci˛ posto, preme in questa sede ribadire che il giudice, accertata la esistenza delle condizioni previste dalla legge per l'ammissibilitÓ e la validitÓ della rinuncia, dichiara con sentenza la rinunzia al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione, secondo lo schema procedimentale di cui all'art. 129, comma 1, cod. proc. pen.
2.1 E bene, deve allora convenirsi con il Procuratore della Repubblica ricorrente nel rilevare che il provvedimento impugnato deve essere qualificato come abnorme.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno fornito rilevanti indicazioni in ordine all'individuazione del c.d. provvedimento abnorme che consente, come Ŕ noto, l'impugnazione dello stesso anche al di fuori del principio di tassativitÓ dei mezzi di impugnazione. Al riguardo, Ŕ stata ribadita la distinzione tra abnormitÓ strutturale o per motivi di funzione, da un verso, e l'abnormitÓ c.d. funzionale,
dall'altro. Si Ŕ quindi chiarito che, nel primo caso, si configura l'ipotesi di esercizio di un potere da parte del giudice non attribuitogli dall'ordinamento processuale
(carenza di potere in astratto: abnormitÓ strutturale in senso stretto) ovvero di deviazione del provvedimento giudiziale rispetto allo scopo di modello legale stabilito dalla norma (carenza di potere in concreto: abnormitÓ di funzione); e che, nella seconda ipotesi (abnormitÓ funzionale) si verifica una stasi nel processo con impossibilitÓ di proseguirlo (cfr. Sez. U, n. 25957 del 26/03/2009 - dep.
22/06/2009, P.M. in proc. Toni e altro, Rv. 24359001).
2.3 Applicando i richiamati principi al caso di specie, deve rilevarsi che il Giudice di Pace di Napoli ha dato corso a valutazioni di opportunitÓ sulla rinuncia al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione che l'ordinamento non assegna all'organo giurisdizionale, nel caso che occupa, come sopra chiarito.
Si impone, per quanto detto, l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato. Ai sensi dell'art. 620, lett. I), cod., proc. pen., non si dispone la trasmissione degli atti al giudice di merito, posto che la Suprema Corte pu˛ adottare le dovute statuizioni, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.
Risulta, invero, acquisita la documentazione indicativa della sussistenza delle condizioni di legge per l'ammissibilitÓ e la validitÓ della rinuncia. Si fa riferimento, in particolare, alla richiesta formulata dal Procuratore della Repubblica di Napoli ed alla documentazione versata in atti, dalla quale emerge che si versa in ipotesi di giurisdizione concorrente tra le autoritÓ dello Stato di soggiorno e dello Stato di origine, per la fattispecie di lesioni colpose, in riferimento all'aggressione effettuata dal cane di proprietÓ dell'imputato nei confronti della persona offesa; e che Ŕ stato raggiunto un accordo transattivo tra la compagnia assicuratrice del militare ed i genitori della vittima minorenne, per gli aspetti risarcitori. Viene pertanto pronunciata sentenza di non luogo a procedere, ex art. 129, comma 1, cod. proc.pen., nei confronti di R.A. , in ordine al reato ascrittogli, per intervenuta
rinunzia al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione. Si dispone la trasmissione degli atti all'AutoritÓ statunitense, per quanto di competenza.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato e dichiara non luogo a procedere
nei confronti di Rizio Antonio in ordine al reato ascrittogli, per intervenuta rinunzia
al diritto di prioritÓ nell'esercizio della giurisdizione.
Dispone la trasmissione degli atti all'AutoritÓ Militare degli Stati Uniti, per quanto di
competenza
Cosý deciso il 30 novembre 2017.
Il Consigliere estensore Il Presidente
Andrea Montagni Francesco Ciampi
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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