La Cassazione da ragione alla Procura di Trapani. Il Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Trapani aveva revocato un ordine di demolizione, ma l'immobile non era stato mai sanato.

L'ordine di demolizione delle opere abusive emesso con la sentenza penale passata in giudicato può essere revocato esclusivamente se risulta assolutamente incompatibile con atti amministrativi o giurisdizionali resi dalla autorità competente, e che abbiano conferito all'immobile altra destinazione o abbiano provveduto alla sua sanatoria

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI TRAPANI
nei confronti di
I,V, , nato a F. il .............
avverso l'ordinanza del 02/03/2017 del Tribunale di Trapani
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi;
letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale dott. Stefano Tocci, che ha concluso chiedendo
l'annullamento con rinvio della ordinanza impugnata.
DEPOSITATA IN C ELLENA,
RITENUTO IN FATTO
1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani ha proposto
ricorso per cassazione avverso l'ordinanza emessa in data 2.3.2017 dal Tribunale
di Trapani, in funzione di Giudice dell'esecuzione, con la quale veniva disposta la
revoca dell'ordine di demolizione di opere abusive emesso con la sentenza del
6.5.1996 della Pretura di Trapani, divenuta irrevocabile il 4.7.1996.
2. Il ricorrente articola un unico motivo di gravame, con il quale censura
l'ordinanza impugnata per contraddierietà e manifesta illogicità della motivazione.
Argomenta che il Giudice dell'esecuzione, attraverso un attento esame degli
atti processuali, avrebbe dovuto rilevare che l'ordine di demolizione non era
incompatibile con gli atti amministrativi della competente autorità, assai risalenti
nel tempo o, comunque, ove ritenuto imminente il rilascio della sanatoria, avrebbe
dovuto rinviare ih procedimento in attesa dell'adozione del provvedimento
comunale, che solo ove valutato legittimo, avrebbe potuto giustificare la revoca
dell'ordine di demolizione; rappresenta, comunque, che un eventuale condono
sarebbe illegittimo in quanto esso potrebbe operare nelle aree sottoposte a vincolo
paesistico- come nella fattispecie in esame- solo per interventi di minore rilevanza
(restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria), mentre
l'opera abusiva realizzata dall'Ingarsia si connota come nuova costruzione.
3. Il Procuratore Generale, nella sua requisitoria scritta, ha evidenziato come
l'ordine di demolizione era stato revocato in maniera irragionevole, pur dandosi
atto dell'assenza di un provvedimento di sanatoria delle opere abusive.
4. In data 24.10.2017 il difensore di fiducia di I. V. ha depositato
memoria ex art. 611 cod.proc.pen, nella quale contesta la fondatezza del ricorso
e ne evidenzia anche l'inammissibilità per carenza di interesse per il rilascio di
concessione in sanatoria che allega in copia alla memoria.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. 1. Il ricorso è fondato.
2. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, l'ordine di
demolizione delle opere abusive emesso con la sentenza penale passata in
giudicato può essere revocato esclusivamente se risulta assolutamente
incompatibile con atti amministrativi o giurisdizionali resi dalla autorità
competente, e che abbiano conferito all'immobile altra destinazione o abbiano
provveduto alla sua sanatoria (Sez.3, n.17478 de116/04/2002, Rv.221974; Sez.3,
n.43878 del 30/09/2004, Rv.230308; Sez.3,n.17066 del 04/04/2006,Rv.234321),
mentre può essere sospeso solo quando sia ragionevolmente prevedibile, sulla
base di elementi concreti, che, nel giro di brevissimo tempo, sia adottato
dall'autorità amministrativa o giurisdizionale un provvedimento che si ponga in
insanabile contrasto con il detto ordine di demolizione, non essendo invece
sufficiente una mera possibilità del tutto ipotetica che si potrebbe verificare in un
futuro lontano o comunque entro un tempo non prevedibile ed in particolare la
semplice pendenza della procedura amministrativa o giurisdizionale, in difetto di
ulteriori concomitanti elementi che consentano di fondare positivamente la
valutazione prognostica (Sez.3, n.23992 del 16/04/2004, Rv.228691; Sez.3,
n.23702 del 27/04/2007, Rv.237062;Sez.3, n.42978 del 17/10/2007,
Rv.238145; Sez.3, n.47263 del 25/09/2014, Rv.261212; Sez.3, n. 6530 del 2013,
non massinnata; Sez.3, n.9145 del 01/07/2015, dep.04/03/2016, Rv.266763);
inoltre, costituisce principio consolidato che il giudice dell'esecuzione - investito
dell'opposizione avverso l'ordine di demolizione conseguente a condanna per
costruzione abusiva - ha il potere-dovere di verificare la legittimità del permesso
di costruire in sanatoria sotto il profilo del rispetto dei presupposti e dei requisiti
di forma e di sostanza richiesti dalla legge per il corretto esercizio del potere di
rilascio (Sez.3, n.42164 del 09/07/2013, Rv.256679; Sez.3, n.40475 del
28/09/2010, Rv.249306; Sez.3, n.25485 del 17/03/2009,Rv.243905).
Nella specie, il Giudice dell'esecuzione, pur richiamando in motivazione i
principi suesposti, disponeva, con argomentazioni contraddittorie, la revoca
dell'ordine di demolizione, dando solo atto che pendeva procedimento relativo ad
istanza di sanatoria non ancora definito e, quindi, in sostanza, in assenza di un
atto amministrativo che avesse conferito all'immobile altra destinazione o avesse
provveduto alla sua sanatoria.
3. L'ordinanza impugnata va, pertanto, annullata con rinvio per nuovo esame
al Tribunale di Trapani, che, alla luce dei principi suesposti, valuterà anche la
concessione in sanatoria rilasciata nelle more del procedimento, valutazione che
involge, inevitabilmente, elementi fattuali della situazione concreta, il cui scrutinio
è precluso al giudice di legittimità.
P.Q.M.
Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale di Trapani, quale giudice
dell'esecuzione.
Così deciso il 08/11/2017
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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