La vendita di semi di cannabis attraverso strumenti informatici (Facebook) è istigazione alla coltivazione di stupefacenti.

Sequestro di 91000 mila semi di cabbanis.

Cassazione Penale Sent. Sez. 6 Num. 196 Anno 2018 Presidente: ROTUNDO VINCENZO Relatore: GIANESINI MAURIZIO Data Udienza: 05/12/2017
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
R.G. nato il ............. a ........
nel procedimento a carico di quest'ultimo
avverso l'ordinanza del 14/03/2017 del TRIB. LIBERTA' di AVELLINO
sentita la relazione svolta dal Consigliere MAURIZIO GIANESINI;
lette/sentite le conclusioni del PG LUCA TAMPIERI
Il Proc. Gen. conclude per l'inammissibilita' del ricorso.
Udito il difensore
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
-
ritenuto che il Difensore di G.R.ha proposto ricorso per
Cassazione contro l'ordinanza con la quale il Tribunale di AVELLINO, in sede di
riesame, ha confermato il decreto di sequestro preventivo di semi di oltre 91.000
semi di cannabis, attrezzature per la coltivazione della canapa e depliants meglio
descritti nel verbale di sequestro in atti;
-
ritenuto che il ricorrente ha dedotto un unico motivo di ricorso, per
mancanza di motivazione ex art. 606, comma 1 lett. e cod. proc. pen.;
-
ritenuto in particolare che il ricorrente ha censurato il ragionamento
attraverso il quale il Tribunale era giunto ad affermare la qualificabilità della
condotta in termini di violazione dell'art. 414, terzo comma cod. pen., dato che
la vendita di semi di cannabis era attività del tutto lecita e priva di
controindicazioni di carattere penale e poteva quindi costituire legittimo oggetto
di pubblicizzazione attraverso depliants e Facebook;
-
ritenuto ancora che il ricorrente ha sottolineato che la condotta
dell'indagato era strutturalmente inidonea a costituire una istigazione punibile
dato che l'azione stessa si rivolgeva a persone già aduse al consumo di
stupefacenti e non poteva poi trovare applicazione nemmeno la fattispecie di cui
all'art. 82 d.p.r. 309/90 a beneficio, semmai, di quella meramente
amministrativa di cui all'art. 84;
-
considerato che la Corte ha correttamente escluso che nel caso in esame
ricorresse la fattispecie di cui all'art. 82 d.p.r. 309/90, sulla base di quanto
affermato da Cass. Sez. Unite 18/10/2012 n. 47604, Bargelli, Rv 253550
secondo la quale l'offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una
sostanza drogante, accompagnata da precise indicazioni botaniche sulla
coltivazione delle stesse, non integra il reato di cui all'art. 82 d.P.R. n. 309 del
1990;
- considerato ancora che la Corte ha adeguatamente dato ragione della
qualificazione del fatto nei termini di istigazione ex art. 414 cod. pen.
sussistendo poi il requisito della pubblicità della condotta dato che la stessa è
stata tenuta "con il mezzo della stampa o altro mezzo di propaganda" e cioè
attraverso strumenti informatici di comunicazione e diffusione quali "Faceboock";
-
considerato ancora che la Corte ha individuato il reato istigato in quello di
coltivazione di sostanze stupefacenti, sempre punibile a prescindere dalla
destinazione della droga coltivata, e ha giustificato il carattere di concreta
idoneità della condotta di istigazione con il richiamo alle modalità con la quale la
stessa si è realizzata, dato che la detenzione dei sei era accompagnata da
specifiche indicazioni circa le modalità con le quali le piantine ottenute con gli
stessi avrebbero dovuto essere coltivate;
- considerato conclusivamente che il ricorso va dichiarato inammissibile in
quanto proposto per motivi manifestamente infondati, con le conseguenze di cui
all'art. 616 cod. proc. pen.;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 5 dicembre 2017.
Il Consigliera estensore
Il Presidente
Maurizio GI
NESINI
Vincenzo ROTUNDO

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