Trapani. Detenuto chiede al magistrato di sorveglianza il risarcimento perchè ristretto in condizioni disumane e degradanti.

Il Magistrato di sorveglianza di Trapai rigetta l'istanza come il tribunae per il riesame di Palermo. La Cassazione da ragione al detenuto.

Cassazione Penale Sent. Sez. 1 Num. 56360 Anno 2017
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: MANCUSO LUIGI FABRIZIO
Data Udienza: 21/07/2017

Letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona della dott.ssa
Marilia Di Nardo, Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso
questa Corte, che ha concluso chiedendo l'annullamento dell'ordinanza
impugnata con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Palermo per nuovo
esame.
RITENUTO IN FATTO
1. Con provvedimento in data 04/11/2015, il Magistrato di
sorveglianza di Trapani dichiarava inammissibile, per mancanza in capo al
richiedente della condizione soggettiva di detenuto in espiazione pena,
l'istanza-reclamo presentata da S.D.S. per ottenere il
riconoscimento del ristoro che costui asseriva dovutogli, in applicazione
delle specifiche disposizioni contenute nell'art. 35-ter I. 26/07/1975, n.
354, ord. pen., in quanto ristretto in condizioni disumane e degradanti.
2. L'istante proponeva reclamo-impugnazione al Tribunale di
sorveglianza di Palermo che, con ordinanza in data 05/07/2016, lo
rigettava.
3. L'stante ha proposto ricorso per cassazione con atto in data
19/09/2016 in cui deduce violazione dell'art. 35-ter I. 26 luglio 1975, n.
354, ord. pen., anche in relazione all'art. 3 CEDU. Nel ricorso si sostiene
che è errata l'affermazione secondo la quale la Magistratura di sorveglianza
sarebbe competente a decidere soltanto delle istanze di riparazione ex art.
35-ter provenienti da detenuto in esecuzione pena. La declaratoria di
inammissibilità è stata emessa omettendo di considerare che il pregiudizio
lamentato è stato subito dall'istante nell'ambito di unica detenzione -
ancora in corso - e che egli era già detenuto in regime di esecuzione di
pena al momento della presentazione dell'istanza-reclamo. Essa è stata
presentata entro il termine di sei mesi dall'entrata in vigore del d.l. n. 92
del 2014, conv. dalla I. n. 117 del 2014, in ottemperanza a quanto previsto
nell'art. 2 dello stesso decreto-legge; il regime di esecuzione della pena si
è protratto oltre la data di presentazione; la custodia cautelare in carcere
è computabile nella esecuzione della pena, come da specifica allegazione
al reclamo-impugnazione proposto al Tribunale di sorveglianza; non vi è
stata mai dimissione dell'istante dal carcere. Di fatto, la declaratoria di
inammissibilità pronunciata dal Magistrato di sorveglianza ha trovato causa
nel ritardo, non imputabile all'istante, nella trattazione dell'istanzareclamo.
Se la decisione fosse intervenuta prima della fine dell'espiazione
della pena, il Magistrato di sorveglianza avrebbe potuto affrontare l'istanza
nel merito. In particolare, l'istanza fu avanzata quando il detenuto stava
espiando la pena di cui al provvedimento di cumulo n. 470/2013 cum. N.
642/2013 Siep. Tuttavia, nel momento in cui il Magistrato di sorveglianza
fissò l'udienza di trattazione, dopo circa un anno dalla presentazione
dell'istanza, alla esecuzione delle pena era subentrata la custodia cautelare
in carcere. Tale evenienza non può tramutarsi in un pregiudizio ulteriore
rispetto a quello lamentato, posto che anche le decisioni in materia
debbono essere rapide, motivate ed eseguite con speditezza, come
stabilito dalla Corte EDU. Nel caso in esame, fra la esecuzione della pena e
la custodia cautelare in carcere non vi è stata soluzione di continuità e,
quindi, dimissione dal carcere; in ogni caso, il pregiudizio lamentato
dall'istante non è cessato. La detenzione in carcere non si è mai interrotta
ed è ancora in corso. Inoltre, la custodia cautelare in carcere è stata
disposta nell'ambito di un procedimento penale che è stato definito nel
giudizio di appello con sentenza di condanna a pena detentiva applicata in
continuazione con la pena già in espiazione al momento della presentazione
dell'istanza-reclamo ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen., sicché la custodia
cautelare in carcere, secondo il principio della fungibilità, sarà
effettivamente computata in detrazione nella determinazione della misura
della pena da eseguire. Il legislatore ha previsto che il rimedio risarcitorio
in argomento operi con funzione strettamente risarcitoria quando non vi
sia alcuna riduzione di pena da espiare. Questa impostazione è stata
avallata dalla Corte costituzionale nella sentenza 21/07/2016, n. 204,
quando si è pronunciata - rigettandola - sulla questione di legittimità
costituzionale dell'art. 35-ter, comma 2, ord. pen., nella parte in cui non
prevede, per il caso di condannati alla pena dell'ergastolo che abbiano già
scontato una frazione di pena che renda ammissibile la liberazione
condizionale, il ristoro economico previsto da detto comma e, in ogni caso,
nella parte in cui non prevede un effettivo rimedio compensativo nei
confronti del condannato alla pena dell'ergastolo. La Corte costituzionale
ha affermato, in tale occasione, che i commi 2 e 3 dell'art. 35-ter ord. pen.
distinguono la competenza a provvedere sulla richiesta di ristoro
economico a seconda che l'interessato sia o no detenuto: nel primo caso è
competente il magistrato di sorveglianza, nel secondo il tribunale civile.
Non è «eccezionale e straordinario» il potere del magistrato di sorveglianza
di liquidare, «a titolo di risarcimento del danno, una somma di denaro» al
detenuto che ha subito un trattamento disumano, e non c'è alcuna ragione
per negarlo nei casi in cui non vi è una riduzione di pena da espiare.
4. L'Avvocatura generale dello Stato, in difesa del Ministero della
giustizia, ha depositato memoria datata 21/06/2017, con la quale rileva la
mancata notifica del ricorso e chiede che essa venga disposta.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Preliminarmente si nota che l'eccezione di carenza di notifica del
ricorso per cassazione, sollevata dall'Avvocatura dello Stato, non può
essere accolta. Indipendentemente da qualsiasi osservazione sulla
possibilità di riconoscere un diritto del Ministero della Giustizia a ricevere
la notifica dell'atto di impugnazione presso la predetta Avvocatura, è
assorbente il rilievo che la presentazione, da parte di quest'ultima, della
indicata memoria, dimostra la sua piena conoscenza sanante del ricorso,
rendendo superflua la richiesta notifica.
2. Passando all'esame del caso concreto, deve affermarsi la
fondatezza del ricorso. Il provvedimento del Tribunale di sorveglianza - che
decide il rigetto del reclamo-impugnazione, non una mera questione di
competenza - non tiene conto della giurisprudenza di legittimità, in base
alla quale, in materia di rimedi risarcitori conseguenti alla violazione
dell'art. 3 CEDU nei confronti di soggetti detenuti o internati, presupposto
necessario per radicare la competenza del magistrato di sorveglianza è lo
stato di restrizione del richiedente al momento della proposizione
dell'istanza reclamo ex art. 35- ter ord. pen., a nulla rilevando l'eventuale
scarcerazione nelle more della decisione (Sez. 1, n. 5515 del 17/11/2016
- dep. 06/02/2017, Sbeglia, Rv. 269198; in applicazione del principio la
Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di
non luogo a provvedere fondata sulla sopravvenuta scarcerazione del
ricorrente). La competenza della Magistratura di sorveglianza presuppone
lo stato di restrizione del richiedente al momento della proposizione del
reclamo ex art. 35 -ter ord. pen., e non viene meno in caso di scarcerazione
dello stesso nelle more della decisione, trattandosi di competenza di natura
funzionale; in applicazione del principio la Corte ha annullato con rinvio
l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza, di inammissibilità del reclamo,
fondata sulla sopravvenuta scarcerazione del ricorrente). (Sez. 1, n. 9661
del 17/11/2016 - dep. 27/02/2017, Cangelosi, Rv. 270659)
3. Per le suddette ragioni, l'ordinanza impugnata deve essere
annullata, con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Palermo, che
provvederà a nuovo esame senza incorrere nel vizio riscontrato.
P. Q. M.
Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al
Tribunale di sorveglianza di Palermo.
Così deciso in Roma, 21 luglio 2017.

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