Trapani. Confessa il furto di 1000 euro, ma non ottiene le attenuanti generiche perchè era stato già individuato dalla videosorveglianza.-

Rigetto del ricorso per Cassazione.

Corte di Cassazione Penale Ord. Sez. 7 Num. 57329 Anno 2017 Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: PEZZELLA VINCENZO
Data Udienza: 06/12/2017
RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. G.G. ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe che ne ha
confermato la condanna per il reato di furto aggravato commesso in Trapani il
18/1/2014.
2. Il difensore ricorrente deduce vizio motivazionale in ordine alla mancata
concessione delle circostanze attenuanti generiche e dell'attenuante di cui all'art.
61 n. 4 cod. pen..
Chiede, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.
3. I motivi sopra richiamati sono manifestamente infondati, in quanto assolutamente
privi di specificità in tutte le loro articolazioni e del tutto assertivi. Ne
deriva che il proposto ricorso va dichiarato inammissibile.
Il ricorrente in concreto non si confronta adeguatamente con la motivazione
della Corte di appello, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto -e pertanto immune da vizi di legittimità.
La motivazione nel provvedimento impugnato è logica, coerente e corretta
in punto di diritto.
I giudici del gravame del merito, hanno dato infatti conto del loro diniego di
concessione delle circostanze attenuanti generiche valutando che non si ravvisassero
elementi positivi atti a giustificare la concessione di simile beneficio, atteso
che la confessione resa dall'imputato poco aggiunge rispetto al suo riconoscimento
attraverso il sistema di videosorveglianza, e in ogni caso con riguardo
ai precedenti penali anche specifici dell'odierno ricorrente ed alle modalità del
fatto che denotano una professionalità negativa ed una professionalità dell'agire
criminoso.
Il provvedimento impugnato, pertanto, appare collocarsi nell'alveo del costante
dictum di questa Corte di legittimità, che ha più volte chiarito che, ai fini
dell'assolvimento dell'obbligo della motivazione in ordine al diniego della concessione
delle attenuanti generiche, non è necessario che il giudice prenda in considerazione
tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili
dagli atti, ma è sufficiente che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o
comunque rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione
(così Sez. 3, n. 23055 del 23/4/2013, Banic e altro, Rv. 256172, fattispecie
in cui la Corte ha ritenuto giustificato il diniego delle attenuanti generiche motivato
con esclusivo riferimento agli specifici e reiterati precedenti dell'imputato,
nonché al suo negativo comportamento processuale).
4. Analogamente, la Corte territoriale ha ritenuto, per quanto riguarda la
chiesta applicazione dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 4 cod. pen., che non ne
sussistissessero i presupposti, considerata l'entità della somma sottratta (1000
euro).
In tal senso la pronuncia impugnata appare in linea con il costante dictum di
questa Corte di legittimità secondo cui la concessione della circostanza attenuante
del danno di speciale tenuità, presuppone necessariamente che il pregiudizio
cagionato sia lievissimo, ossia di valore economico pressoché irrisorio, avendo
riguardo non solo al valore in sé della cosa sottratta, ma anche agli ulteriori effetti
pregiudizievoli che la persona offesa abbia subìto in conseguenza della sottrazione
della "res", senza che rilevi, invece, la capacità del soggetto passivo di
sopportare il danno economico derivante dal reato. (così Sez. 4, n. 6635 del
19/1/2017, Sicu, Rv. 269241; conf. Sez. Un. n. 35535 del 12/7/2007, Ruggiero,
Rv. 236914).
5. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
(Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della
sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma il 6 dicembre 2017


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